Mi sento in dovere di dover spendere qualche riga in questa giornata di festa mondiale.
Oggi celebriamo l'asciugamano.
L'asciugamano è l'arma dell'uomo civile davanti ai problemi, l'ultimo baluardo di un mammifero che ancora crede che gli orologi digitali siano un'ottima invenzione.
Oggi celebriamo l'importanza di un oggetto che incarna l'Uomo, in tutte le sue sfaccettature.
Se ognuno di noi riflettesse dieci minuti in più durante la scelta del proprio asciugamano, saremmo tutti un po' più felici.
L'asciugamano deve essere l'estensione del nostro braccio: arma e baluardo, coperta per il freddo e ombrello per la pioggia.
L'asciugamano è il biglietto dell'uomo per qualunque viaggio: voi avete il vostro?
Riflettete. Avanti.
Non avete nulla da temere.
Non fatevi prendere dal panico: imbracciate il vostro asciugamano, e vivete sta vita come se fosse degna di essere vissuta.
Grazie Doug, da uno scrittore che ti deve tutto.
E per chi caga il cazzo perché scrivo troppi articoli sul Maestro: che il vostro asciugamano si buchi, ingrati.
"L'asciugamano, dice, è forse l'oggetto più utile che l'autostoppista galattico possa avere. In parte perché è una cosa pratica - ve lo potete avvolgere attorno perché vi tenga caldo quando vi apprestate ad attraversare i freddi satelliti di Jaglan Beta; potete sdraiarvici sopra quando vi trovate sulle spiagge dalla brillante sabbia di marmo di Santraginus V a inalare gli inebrianti vapori del suo mare; ci potete dormire sotto sul mondo deserto di Kakrafoon, con le sue stelle che splendono rossastre; potete usarlo come vela di una mini-zattera allorché vi accingete a seguire il lento corso del pigro fiume Falena; potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corpo a corpo; potete avvolgervelo intorno alla testa per allontanare i vapori nocivi o per evitare lo sguardo della vorace Bestia Bugblatta di Traal (un animale abominevolmente stupido, che pensa che se voi non lo vedete, nemmeno lui possa vedere voi: è matto da legare, ma molto, molto vorace); inoltre potete usare il vostro asciugamano per fare segnalazioni in caso di emergenza e, se è ancora abbastanza pulito, per asciugarvi, naturalmente.
Ma soprattutto, l'asciugamano ha una immensa utilità psicologica. Per una qualche ragione, se un figo (figo = non-autostoppista) scopre che se un autostoppista ha con sé l'asciugamano, riterrà automaticamente che abbia con sé anche lo spazzolino da denti, la spugnetta per il viso, il sapone, la scatola di biscotti, la borraccia, la bussola, la carta geografica, il gomitolo di spago, lo spray contro le zanzare, l'equipaggiamento da pioggia, la tuta spaziale, ecc. ecc. E quindi il figo molto volentieri si sentirà disposto a prestare all'autostoppista qualunque articolo di quelli menzionati (o una decina di altri non menzionati) che l'autostoppista eventualmente abbia perso. Il figo infatti pensa che un uomo che abbia girato in lungo e in largo per la galassia in autostop, adattandosi a percorrerne i meandri nelle più disagevoli condizioni e a lottare contro terribili ostacoli vincendoli, e che dimostri alla fine di sapere dov'è il suo asciugamano, sia chiaramente un uomo degno di considerazione."
La letteratura dell'Assurdo come mezzo di liberazione poetica, assenza di vincoli tra foglio di carta e poeta. La letteratura dell'Assurdo intende tre strade principali: descrizione della Convenzione tramite l'Assurdo, la descrizione dell'Assurdo tramite la convenzione, oppure le descrizione dell'Assurdo tramite l'Assurdo stesso.
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sabato 25 maggio 2013
giovedì 5 gennaio 2012
Genesi
Prima era la
Convenzione , nuda e cruda, che per comodità aveva radunato
ogni concetto in un grosso agglomerato, per poter ragionare meglio senza i
moscerini che gli ronzavano intorno alla testa e i bambini che giocavano in
cortile.
Osservando la
Convenzione e il grande Agglomerato, l’Assurdo pensò
“Formichiere”, e un metafisico pelo puff puff emerse a lambire i confini di
esso, figlio di una coda setosa e folta.
Fuck You
I’m the Anteater.
“Faccio schifo, mettiamo tutto in ordine, non posso di certo
presentarmi in questo modo al Formichiere.”
Occhi nobili e sguardo millenario, esperienze degne di eoni
interi accumulate in pochi secondi.
Il Formichiere pensò “fame”, e il Problema gli comparve
davanti agli occhi barbini.
Per mangiare serviva qualcosa di commestibile.
Ma per definire “commestibile” bisognava definire il suo
contrario, e poi finire in loop infinito.
Il Formichiere creò la Filosofia perché risolvesse il Problema al posto
suo, ma essa si mise trotterellare tra mari di crema solida e distese di
ghiaccio gassoso, nello stravolgimento del Caos che tentava di mettersi in
ordine.
Osservando la
Filosofia che si rigirava nella cruda essenza della materia
del Caos il Formichiere fece uscire la lingua lungua, tentando di carpire le
informazioni più commestibili del Groviglio Universale.
Non riuscendo a
cogliere i giusti punti per scindere il Groviglio si arrabbiò, e parecchio.
Un’enorme esplosione, dove tutto quello che stava nel Caos venne
sparso all’interno dello Scatolone Universale, abbreviato dal Formichiere in
Universo.
Pianeti, costellazioni, Galassie, tutto sparso.
Il Commestibile, nelle sue forme più svariate finì sul
pianeta Acqua, chiamato così perché possedeva il 71% circa di acqua, una
sostanza liquida che però al Formichiere non piaceva perché salata.
E il Formichiere,
coda a ciuffi setosi,
scese su Acqua,
alla ricerca del Cibo,
e della soluzione del
Problema.
Lo scenario che gli si parava davanti era decisamente magnifico.
Raffi d’acqua che cadevano da imponenti sciacquose fontane
di cascate, rigogliose giungle con steli umidi di bagnata rugiada, freschi come
la parola lattuga.
Ora il Commestibile era presente, e il Formichiere colse un
pomo da un albero.
Nulla da fare, non passava per la sua cannuccia pelosa.
Il Formichiere pensò ad un qualcosa che potesse aiutarlo
nella sua disperata ricerca, e perse un’intera giornata.
Venne la notte, e il Formichiere decise che era ora di
andare a letto.
Creò un letto, avendone un’idea raffazzonata in testa e si
mise a dormire un sonno tormentato, pieno di incubi ricchi di figure alate e
svolazzanti, serpenti resinosi e scimmie sbavanti, che indicavano un grosso
pulcino dall’animo dolce ma dai denti a sciabola.
Draghi in pigiama,
orsetti lavatori in carcere a spazzare le penne di aquile boriose ed impiccate,
mentre avvocati mangiano pinne caudali di mostri marini, capaci solo di leggere
libri gialli.
Plastica in blocchi
fagocita esseri nerboruti, che tentano di cogliere da terra qualcosa di
piccolo, e sfuggente, che nel sogno viene presentato come la soluzione del
Problema.
Il Formichiere si incontrò con la Convenzione ,
chiedendola di lasciarlo dormire; e lei, con abile trucco degno del miglior
venditore immobiliare, gli mostrò i pregi di una piccola isola verde e
rigogliosa, ricca di cocomeri freschi e palme, in cambio del controllo sul
resto di Acqua.
Il Formichiere vi dormì per secoli, mentre la Convenzione rimetteva
in ordine tutto quello che Coda Poffettosa aveva lasciato andare in libertà.
Creò la peggior Razza di burocrati di sempre: gli Uomini.
Crearono strade e diedero inizio ad una civiltà sempre più
razionale e dedita alla moneta, il nero cancro che gli mangiava gli organi, uno
per volta.
La cultura mascherava la brama di ricchezze, e i giri al
centro commerciale erano solo una scusa per comperare oggetti inutili al
fai-da-te.
Acqua aveva cambiato il nome in Terra, perché più concreto e
solido a differenza del sibillino sciabordio provocato dall’impetuosità
dell’incolore liquido.
L’Assurdo, completamente assimilato nel Formichiere, durante
il lungo sonno venne isolato nella parte più remota della semplice mente di
uomini e animali, intrappolato dal mondo onirico e dal Riposo Primordiale.
Ma prima bisognava trovare un qualcosa che lo aiutasse a
dormire al di fuori dell’isola.
Coccole pelose e
ridondanti, occhi tondi e sguardo dolce da cucciolo indifeso.
Aggiungiamo un pizzico
di morbidezza degna del miglior ammorbidente, il sapore del nuovo e la Bellezza dell’animale
addolcito ed inzuccherato.
Il tutto coperto di
pelo.
L’Orsacchiotto di Peluche si erse nella sua tenerezza,
ricordando biscotti appena sfornati e il sapore del caffè più morbido e
vellutato.
La schiuma di una stout
sembrava comporre le sue morbide parole tenere.
Il Formichiere ne creò un esercito, e partì alla riconquista
di Acqua.
domenica 4 dicembre 2011
Elogio del Formichiere
Sospendendo un attimo riflessioni filosofiche complicate et assai sollazzanti, mi dedicherò ad un qualcosa di leggermente diverso, per oggi.
Anteater è il suo nome, formichiere se lo si vuole descrivere in italiano.
Perfino Dalì, padre del Surrealismo, lo utilizzò per una dei suoi bizzarri colpi di genio, così genuini, assurdi e degni di un album fotografico.
Già a livello fisico questo peloso animale, con quella coda che sembra uscita dalla fantasia erotica di una casalinga su uno Swiffer, le zampe che ricordano grassi Moon Boot con le extension, non è da poco!
Altro che foche, giraffe e cammelli, qui si parla di roba seria, il top dei top.
Un giorno un formichiere, che passeggiava nella savana, prese da parte il leone e molto amichevolmente gli strappò la criniera, per fargli capire chi comandava.
In quel momento nacquero le leonesse.
Andando avanti passò di fianco all'ippopotamo, dalla bocca larghissima, e lo prese in giro perché aveva una boccuccia piiiiiccola piiiiiccola.
Allora, senza scomporsi, il formichiere prese un vaso lungo e stresso, ci mise dentro la zuppa e lo spaccò in fronte all'ippopotamo.
Il bernoccolo che gli spuntò fece nascere, dopo una notte di passione con una cavalla, un rinoceronte e un unicorno.
Andando ancora avanti, incontrò le scimmie (pronunciatelo bene, scivolando su sci e calcando bene su mmie), bercianti esseri di cui l'uomo è una caricatura, che lo prendevano in giro perché camminava a pugni chiusi, mangiando insetti con la lingua lunga, monoforcuta.
Allora il lingua lunga, amichevolmente, prese quei quattro scimpanzé e li picchiò talmente forte che da quel giorno gli scimpanzé si arrabattano con bastoni e canne dell'acqua per tirare fuori le formiche dai formicai, e mangiarle di gusto; di notte sognano l'anteater, che li picchierà ancora se smetteranno di mangiare il cibo degli dei, le formiche.
Questo per dire che la morale della favola è che senza il formichiere non esisteremmo: Egli, nella sua pelosa saggezza, ha obbligato le scimmie a cercare un modo per mangiare le formiche (non avendo la sua utilissima proboscide), e dunque le ha obbligate a usare il cervello.
Chi sa fare due più due ( ma anche chi pensa che faccia tre, cinque o venti) capisce bene che senza l'anteater, ora le scimmie sarebbero ancora scimmie, e noi non saremmo uomini, ma saremmo scimmie.
La favola insegna anche che è meglio non fare arrabbiare il vero re della savana, se non si vogliono mangiare formiche tutta la vita.
Anteater è il suo nome, formichiere se lo si vuole descrivere in italiano.
Perfino Dalì, padre del Surrealismo, lo utilizzò per una dei suoi bizzarri colpi di genio, così genuini, assurdi e degni di un album fotografico.
Già a livello fisico questo peloso animale, con quella coda che sembra uscita dalla fantasia erotica di una casalinga su uno Swiffer, le zampe che ricordano grassi Moon Boot con le extension, non è da poco!
Altro che foche, giraffe e cammelli, qui si parla di roba seria, il top dei top.
Un giorno un formichiere, che passeggiava nella savana, prese da parte il leone e molto amichevolmente gli strappò la criniera, per fargli capire chi comandava.
In quel momento nacquero le leonesse.
Andando avanti passò di fianco all'ippopotamo, dalla bocca larghissima, e lo prese in giro perché aveva una boccuccia piiiiiccola piiiiiccola.
Allora, senza scomporsi, il formichiere prese un vaso lungo e stresso, ci mise dentro la zuppa e lo spaccò in fronte all'ippopotamo.
Il bernoccolo che gli spuntò fece nascere, dopo una notte di passione con una cavalla, un rinoceronte e un unicorno.
Andando ancora avanti, incontrò le scimmie (pronunciatelo bene, scivolando su sci e calcando bene su mmie), bercianti esseri di cui l'uomo è una caricatura, che lo prendevano in giro perché camminava a pugni chiusi, mangiando insetti con la lingua lunga, monoforcuta.
Allora il lingua lunga, amichevolmente, prese quei quattro scimpanzé e li picchiò talmente forte che da quel giorno gli scimpanzé si arrabattano con bastoni e canne dell'acqua per tirare fuori le formiche dai formicai, e mangiarle di gusto; di notte sognano l'anteater, che li picchierà ancora se smetteranno di mangiare il cibo degli dei, le formiche.
Questo per dire che la morale della favola è che senza il formichiere non esisteremmo: Egli, nella sua pelosa saggezza, ha obbligato le scimmie a cercare un modo per mangiare le formiche (non avendo la sua utilissima proboscide), e dunque le ha obbligate a usare il cervello.
Chi sa fare due più due ( ma anche chi pensa che faccia tre, cinque o venti) capisce bene che senza l'anteater, ora le scimmie sarebbero ancora scimmie, e noi non saremmo uomini, ma saremmo scimmie.
La favola insegna anche che è meglio non fare arrabbiare il vero re della savana, se non si vogliono mangiare formiche tutta la vita.
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