Partiamo dal presupposto che stasera sono annoiato.
Partiamo dal presupposto che stasera sono pigro.
Partiamo dal presupposto che per scrivere "Partiamo dal presupposto" ho continuato ad usare sua santità Ctrl+C Ctrl+V (copia e incolla per i profani).
Partiamo dal presupposto che voglio scrivere qualcosa, tanto per far passare il tempo che intercorre tra la fine della cena e l'ora di appollaiarsi sul cuscino a leggere.
Partiamo dal presupposto che non ho idea di quello che scriverò, né di quello che verrà fuori.
Partiamo dal presupposto che sto ascoltando Progressive Rock, in particolare gli Yes.
Partiamo dal presupposto che la giornata è stata lunga e pesante.
Partiamo dal presupposto che adesso parto, e basta.
Rintronato, mi svegliai nel parcheggio del profumificio della MammaRatta & co.
Maledette sbronze pre-commercialista, danno sempre i postumi post-commercialista.
Avevo voglia di un frappè, di quelli densi, che sappiano di un frutto denso, tipo la banana o la nutella. Oppure il tasso o l'ananas.
La sabbia mi entrava dalla orecchie mentre avanzavo; poi mi accorsi che stavo scavando invece di camminare in avanti, e tornai sui miei passi.
Ora avevo voglia di due frappè; ma la gelateria più vicina era famosa per la sua brutta gestione. I babbuini non sono soliti gestire bene gelaterie, e questi due tassi facevano ancora peggio.
"Mai fidarti di un tasso," diceva il mio commercialista, un uomo alto circa un metro e quaranta con un'insana passione per l'alfabeto cirillico "sono animali cattivi, e non denunciano quasi mai quello che guadagnano al fisco."
Ma ero spesso ubriaco quando andavo dal commercialista (prima facevo sempre un salto al bar, per prepararmi), e quel consiglio non l'ho mai seguito troppo.
Entrai con fare spavaldo nella gelateria, mentre i ciondolini appesi all'entrata suonavano un titillante inno francese alla rovescia.
Mi accorsi della pestata solo dopo averla detta due volte, la prima alla commessa e la seconda al cliente che stava davanti a me in fila, giusto per rimarcare la bellezza di quello che avevo appena detto.
"Cortesemente potrebbe prepararmi un frappè al gusto tasso?"
(Ora, il lettore se lo ripeta più volte mentalmente: non è forse una frase metricamente e musicalmente perfetta?)
Il gestore, un tasso arcigno che indossava una maglietta sporca con sopra scritto "Salviamo il pangolino", uscì dal retro con una padella in mano.
Ancora oggi mi chiedo a cosa servisse una padella ad un gelataio.
Corsi fuori, ancora non convinto del tutto sul perché una famiglia di tassi inferocita mi stesse inseguendo.
Credo centrasse qualcosa con una massima di vita che il mio commercialista mi disse una volta, ma al momento non ero certo.
Svoltai in un vicolo buio, sporco, con quattro buoi davanti ad un carretto.
Li scavalcai a piedi pari e mi lanciai nella discesa che portava alla metropolitana.
Solo dopo mi accorsi che nella mia città non c'era la metro, e di conseguenza mi persi nelle fogne.
Partiamo dal presupposto che vagai per due settimane, nelle quali capii molte cose.
Tornato in superficie, la prima cosa che chiesi al mio commercialista fu se fosse mai stato a quella gelateria che stava proprio dietro il suo ufficio.
Il suo sì mi fece capire molte cose sui frappè, sui pangolini, ma soprattutto sui tassi.
Partiamo dal presupposto che non avessi idea di come sarebbe partito il racconto.
Partiamo dal presupposto che questo racconto, come molti che io ho scritto, non ha senso; ma sono riuscito a finirlo abbastanza disinvoltamente.
Partiamo dal presupposto, che si rivela Assurdo; giungiamo alla conclusione che assume senso, e andiamo oltre per tornare all'Assurdo.
La letteratura dell'Assurdo come mezzo di liberazione poetica, assenza di vincoli tra foglio di carta e poeta. La letteratura dell'Assurdo intende tre strade principali: descrizione della Convenzione tramite l'Assurdo, la descrizione dell'Assurdo tramite la convenzione, oppure le descrizione dell'Assurdo tramite l'Assurdo stesso.
martedì 4 dicembre 2012
martedì 27 novembre 2012
Politicamente scorretto
Ogni tanto mi piace uscire dal seminato, o come piace dire a me, dal campo arato.
Ed è raro che parli di argomenti di attualità, italiana, estera o inventata: ma la situazione politica che sto osservando in questi giorni non può che farmi sorridere, e l'idea di creare una finta campagna politica tra assurdi partiti in chiave comica mi ha accarezzato talmente tanto oggi che non ho potuto che dedicarci una mezzora, giusto per farla uscire dalla mia testa, urlante e in mutande.
PREMESSA (non voluta ma necessaria): chiunque si senta offeso da questo articolo vada a farsi un giro. E non lo dico perché i politicizzati mi urtano, ma perché non si facciano urtare da me.
Questo articolo è una presa per il culo delle dinamiche che secondo me stanno avvenendo in Italia, ma NON CI SONO RIFERIMENTI A PERSONE REALI O MENO.
Prego astenersi scrassapalle. E se non vi astenete, evitate di rientrare negli stereotipi.
Facendo zapping si vedono le peggio cose.
CANALE 1
Armando della Pimpa polemizza con il Partito dei Gatti di Marmo per non interessarsi del sociale.
Il baffuto segretario del Movimento per i Pois Rossi, moderata sinistra estrema, sostiene che i Gatti di Marmo, e in particolare il loro leader Steve Jobs (riesumato per l'occasione), non considerino un'invasione di locuste un fattore negativo per la popolazione.
Il popolo sovrano inneggia con i cori "Indignato Armando, che il burro bene spando", "Tieni duro Armando, i Gatti stan tremando".
CANALE 2
La campagna del Senatore Barbogi, nota cariatide dell'ambiente dell'estremo centro storico, è un tuonante coacervo di insulti per chi non crede nel processo Jurassic Park.
A cavallo di un dimostrativo Tirannosauro Democratico si aggira per le strade di Tokio terrorizzando Hello Kitty e Applefags.
CANALE 4 (sul 3 c'era un telefilm con Tom Selleck e Uma Thurma che devono salvare un furetto da una balena inferocita)
La Casa della Musica si stringe intorno al Triumvirato Gucci Boy - TruceBaldazzi - Piccolo Lucio, capaci leader e indiscussi conoscitori delle Muse, che incentrano il loro programma sulla proposta di garantire trapianti della prostrata a tutte le donne incinte che lo desiderano.
CANALE 6 (sul 5 c'è la D'Urso, abbastanza assurda da poter essere citata)
I giornalisti fanno cerchio intorno all'Onorevole Zaffoletti, raffreddato cronico con la mania dei coniglietti.
"Quest'anno, a Pasqua" spiega il leader del partito di moderata altitudine "ci saranno coniglietti sotto ogni albero."
I giornalisti che lo intervistano, chiaramente dalla sua, scrivono articoli in cui viene assicurata la coincidenza improbabile della Pasqua e del Natale nel 2013.
CANALE 7
Per ultimo il fanalino di coda della politica: il Prefetto di Casalmare sulla Collina, PierGianPietrAntonio Fronzoletti, imperialista DOC, che schiera una formazione di prim'ordine.
"Puntavo su Darth Vader, ma da quando è stato comprato dalla Disney le decisioni passano sempre da Topolino" comunica pensieroso PierGianPietrAntonio "per questo ho optato per Crudelia DeMon, Kermit la Rana (quando uscirà di prigione), Tinky Winky e Geppetto"
"Naturalmente l'Imperatore sarò io" sottolinea PierGianPietrAntonio "questi potranno pulirmi le scarpe, ma non farmi il thè: per quello ho scelto la Regina Elisabetta."
Ho cercato a lungo il canale 8, provando ogni combinazione di tasti sul telecomando.
Poi ho capito come trovarlo.
Bastava spegnere la TV.
Ed è raro che parli di argomenti di attualità, italiana, estera o inventata: ma la situazione politica che sto osservando in questi giorni non può che farmi sorridere, e l'idea di creare una finta campagna politica tra assurdi partiti in chiave comica mi ha accarezzato talmente tanto oggi che non ho potuto che dedicarci una mezzora, giusto per farla uscire dalla mia testa, urlante e in mutande.
PREMESSA (non voluta ma necessaria): chiunque si senta offeso da questo articolo vada a farsi un giro. E non lo dico perché i politicizzati mi urtano, ma perché non si facciano urtare da me.
Questo articolo è una presa per il culo delle dinamiche che secondo me stanno avvenendo in Italia, ma NON CI SONO RIFERIMENTI A PERSONE REALI O MENO.
Prego astenersi scrassapalle. E se non vi astenete, evitate di rientrare negli stereotipi.
Facendo zapping si vedono le peggio cose.
CANALE 1
Armando della Pimpa polemizza con il Partito dei Gatti di Marmo per non interessarsi del sociale.
Il baffuto segretario del Movimento per i Pois Rossi, moderata sinistra estrema, sostiene che i Gatti di Marmo, e in particolare il loro leader Steve Jobs (riesumato per l'occasione), non considerino un'invasione di locuste un fattore negativo per la popolazione.
Il popolo sovrano inneggia con i cori "Indignato Armando, che il burro bene spando", "Tieni duro Armando, i Gatti stan tremando".
CANALE 2
La campagna del Senatore Barbogi, nota cariatide dell'ambiente dell'estremo centro storico, è un tuonante coacervo di insulti per chi non crede nel processo Jurassic Park.
A cavallo di un dimostrativo Tirannosauro Democratico si aggira per le strade di Tokio terrorizzando Hello Kitty e Applefags.
CANALE 4 (sul 3 c'era un telefilm con Tom Selleck e Uma Thurma che devono salvare un furetto da una balena inferocita)
La Casa della Musica si stringe intorno al Triumvirato Gucci Boy - TruceBaldazzi - Piccolo Lucio, capaci leader e indiscussi conoscitori delle Muse, che incentrano il loro programma sulla proposta di garantire trapianti della prostrata a tutte le donne incinte che lo desiderano.
CANALE 6 (sul 5 c'è la D'Urso, abbastanza assurda da poter essere citata)
I giornalisti fanno cerchio intorno all'Onorevole Zaffoletti, raffreddato cronico con la mania dei coniglietti.
"Quest'anno, a Pasqua" spiega il leader del partito di moderata altitudine "ci saranno coniglietti sotto ogni albero."
I giornalisti che lo intervistano, chiaramente dalla sua, scrivono articoli in cui viene assicurata la coincidenza improbabile della Pasqua e del Natale nel 2013.
CANALE 7
Per ultimo il fanalino di coda della politica: il Prefetto di Casalmare sulla Collina, PierGianPietrAntonio Fronzoletti, imperialista DOC, che schiera una formazione di prim'ordine.
"Puntavo su Darth Vader, ma da quando è stato comprato dalla Disney le decisioni passano sempre da Topolino" comunica pensieroso PierGianPietrAntonio "per questo ho optato per Crudelia DeMon, Kermit la Rana (quando uscirà di prigione), Tinky Winky e Geppetto"
"Naturalmente l'Imperatore sarò io" sottolinea PierGianPietrAntonio "questi potranno pulirmi le scarpe, ma non farmi il thè: per quello ho scelto la Regina Elisabetta."
Ho cercato a lungo il canale 8, provando ogni combinazione di tasti sul telecomando.
Poi ho capito come trovarlo.
Bastava spegnere la TV.
Delirio da Febbre
Ora sto meglio, ma la notte di domenica ha lasciato sulla mia psiche delle ridondanti ferite, crude e allampanate, che ancora oggi mi angosciano, allucinanti nella loro derisione della Razionalità.
Il fatto che mi preoccupa maggiormente è la stima che ho provato per loro. In fondo in fondo, da un certo punto di vista, le ho apprezzate.
Sono state un'iniezione di Assurdo capaci di smuovermi dopo quasi un mese di assoluta inattività. Sono state tanto grandi da rimanermi fissate nella mente, come un tatuaggio sulla fronte.
Vediamo come viene, rivivendole per pochi minuti, se ancora riescono ad evocare i fantasmi del passato, mangiatori di lacrime, disperazione, cuscini e sudore.
PREMESSA: avevo un mal di gola tale da farmi gemere come un gerbillo (anche se non so come gemano i gerbilli, ma con quel nome il loro gemere deve essere tremendo), la febbre, e dato che mi ero appallottolato come una mummia inesperta al primo giorno di lavoro (quando ancora non ha capito che tenere le bende un po' larghe aiuta alla circolazione) stavo sudando.
Insomma, la classica scena da delirante da febbre, con l'aggiunta dell'impossibilità di deglutire per il dolore.
Esperienza formativa e fortificante. Let's go!
DELIRIO
La mia testa si squadra, mantenendo solo i bordi bombati, e la mia faccia si fa monitor.
Per chi ne sa un poco di materia, divento un lettore di schede perforate, inspiegabilmente attaccato ad un monitor.
Per chi non sapesse di che cosa si tratta, sto parlando di un aggeggio simpatico nella quale venivano inserite schede con fori particolari, che indicavano al lettore il programma da eseguire.
Inserisci la scheda, esegue istruzione. Semplice. Non dilunghiamoci.
Ogni scheda, per essere porcessata, necessita che io deglutisca.
Azione e dolore ballano insieme, se voglio avanzare devo deglutire, se voglio avanzare devo soffrire.
Sì dolente il programmare, sì alienante lo studiare!
Ora sono in una vasca di vetro, una palla per la precisione. Il lettore è lontano, sono contento.
Che bello vedere il mondo dalla sensuale curvatura trasparente, lucida finestra!
Ad un tratto la Sensazione mi avviluppa.
La Sensazione è la Regina dei Presentimenti e la Principessa della Cattive aspettativa: la Sensazione è la sensazione che qualcosa possa andare male.
Chiaro: non respiro, sott'acqua. Devo deglutire un po' d'acqua, se voglio risalire.
Dolore per sopravvivere, sopravvivere per soffrire ancora.
La vita è sofferenza sofferente, dolore doloroso, deglutire e masticare (ma anche bere e dormire, russare e mangiare).
Mi sveglio dal delirio, sudato.
So che forse Qualcuno di Imperscrutabile mi ha voluto mandare dei messaggi con tutte quelle storie di sofferenza profondamente legate (come edera ad una pianta) al concetto di agire e sopravvivere; ma in fondo chissenefrega.
Semplicemente apprezzo la montagna di Assurdo che mi è piombata in testa quella notte.
Si chiama vedere il bicchiere mezzo pieno, l'anatra mezza grassa, il biscotto mezzo vaniglia, la casa mezza intera, la zanzara mezza morta, o la lacrima mezza scesa.
Chiamatelo come volete, ma i deliri mi piacciono un po' sempre...
Il fatto che mi preoccupa maggiormente è la stima che ho provato per loro. In fondo in fondo, da un certo punto di vista, le ho apprezzate.
Sono state un'iniezione di Assurdo capaci di smuovermi dopo quasi un mese di assoluta inattività. Sono state tanto grandi da rimanermi fissate nella mente, come un tatuaggio sulla fronte.
Vediamo come viene, rivivendole per pochi minuti, se ancora riescono ad evocare i fantasmi del passato, mangiatori di lacrime, disperazione, cuscini e sudore.
PREMESSA: avevo un mal di gola tale da farmi gemere come un gerbillo (anche se non so come gemano i gerbilli, ma con quel nome il loro gemere deve essere tremendo), la febbre, e dato che mi ero appallottolato come una mummia inesperta al primo giorno di lavoro (quando ancora non ha capito che tenere le bende un po' larghe aiuta alla circolazione) stavo sudando.
Insomma, la classica scena da delirante da febbre, con l'aggiunta dell'impossibilità di deglutire per il dolore.
Esperienza formativa e fortificante. Let's go!
DELIRIO
La mia testa si squadra, mantenendo solo i bordi bombati, e la mia faccia si fa monitor.
Per chi ne sa un poco di materia, divento un lettore di schede perforate, inspiegabilmente attaccato ad un monitor.
Per chi non sapesse di che cosa si tratta, sto parlando di un aggeggio simpatico nella quale venivano inserite schede con fori particolari, che indicavano al lettore il programma da eseguire.
Inserisci la scheda, esegue istruzione. Semplice. Non dilunghiamoci.
Ogni scheda, per essere porcessata, necessita che io deglutisca.
Azione e dolore ballano insieme, se voglio avanzare devo deglutire, se voglio avanzare devo soffrire.
Sì dolente il programmare, sì alienante lo studiare!
Ora sono in una vasca di vetro, una palla per la precisione. Il lettore è lontano, sono contento.
Che bello vedere il mondo dalla sensuale curvatura trasparente, lucida finestra!
Ad un tratto la Sensazione mi avviluppa.
La Sensazione è la Regina dei Presentimenti e la Principessa della Cattive aspettativa: la Sensazione è la sensazione che qualcosa possa andare male.
Chiaro: non respiro, sott'acqua. Devo deglutire un po' d'acqua, se voglio risalire.
Dolore per sopravvivere, sopravvivere per soffrire ancora.
La vita è sofferenza sofferente, dolore doloroso, deglutire e masticare (ma anche bere e dormire, russare e mangiare).
Mi sveglio dal delirio, sudato.
So che forse Qualcuno di Imperscrutabile mi ha voluto mandare dei messaggi con tutte quelle storie di sofferenza profondamente legate (come edera ad una pianta) al concetto di agire e sopravvivere; ma in fondo chissenefrega.
Semplicemente apprezzo la montagna di Assurdo che mi è piombata in testa quella notte.
Si chiama vedere il bicchiere mezzo pieno, l'anatra mezza grassa, il biscotto mezzo vaniglia, la casa mezza intera, la zanzara mezza morta, o la lacrima mezza scesa.
Chiamatelo come volete, ma i deliri mi piacciono un po' sempre...
sabato 3 novembre 2012
Illuminazione sulla strada di Dam... di Lucca!
La macchina traballa ubriaca ignorando il fondo stradale burlone dell'Autocamionale della Cisa (che nome caparbio per una strada!).
Il mio stomaco borbotta contrito per gli sbalzi d'umore delle fresche ruote, gli occhi accigliati per la levataccia.
Lucca Comics and Games, croce e delizia dell'affamato popolo Nerd, in grado (quando vuole) di invadere un'intera cittadina, protetta addirittura da mura.
Ma torniamo, ve ne prego, al viaggio in macchina. Il mio articolo non mira a spiegarvi i dettagliati furti di bellezza che ci ha offerto la Fiera (per me, vergine, la prima volta).
Voglio parlare di disegni.
Non turlupiniamoci intorno al perché tali angeliche forme d'arte comparvero davanti ai miei occhi.
Che tratto, che amore per il colore e il multiforma!
Che sapienza nel distribuire sul mero foglio le linee e i punti, che piacere nel constatare il sapere della Bellezza!
Non sempre si conosce la Bellezza.
Grazie Daniela!
Grazie, per avermi fatto capire che l'arte si conosce, si assapora, ma a volte, ci si innamora di essa all'istante, come un'Epifania.
Ora, Cari Lettori, vi starete chiedendo cosa abbia potuto attrarre con tanta voga un servo dell'Assurdo: quale artificio potrebbe stupire chi si è abbandonato tra i peli del Formichiere, negando l'improvvisazione e scegliendo il tutto?
Un DRAGO con una BOMBETTA.
Il Drago si alza al mattino.
Sente la sua figura mostruosa, priva di alcuna finezza; sente di essere più vicino ad una foca, o ad un dugongo, che ad un Drago.
Poi, aprendo il guardaroba, nota l'arma del riscatto.
Fiero come un orsetto che ha appena trovato il miele, si avventa sul copricapo della finezza, ed esce in strada, tronfio e finalmente a testa alta.
L'ABITO NON FA IL MONACO, MA FA IL DRAGO.
A Daniela,
con la speranza che qualcuno più utile di me comprenda appieno la sua arte.
Galleria di Daniela su Deviantart (vedi)
Il mio stomaco borbotta contrito per gli sbalzi d'umore delle fresche ruote, gli occhi accigliati per la levataccia.
Lucca Comics and Games, croce e delizia dell'affamato popolo Nerd, in grado (quando vuole) di invadere un'intera cittadina, protetta addirittura da mura.
Ma torniamo, ve ne prego, al viaggio in macchina. Il mio articolo non mira a spiegarvi i dettagliati furti di bellezza che ci ha offerto la Fiera (per me, vergine, la prima volta).
Voglio parlare di disegni.
Non turlupiniamoci intorno al perché tali angeliche forme d'arte comparvero davanti ai miei occhi.
Che tratto, che amore per il colore e il multiforma!
Che sapienza nel distribuire sul mero foglio le linee e i punti, che piacere nel constatare il sapere della Bellezza!
Non sempre si conosce la Bellezza.
Grazie Daniela!
Grazie, per avermi fatto capire che l'arte si conosce, si assapora, ma a volte, ci si innamora di essa all'istante, come un'Epifania.
Ora, Cari Lettori, vi starete chiedendo cosa abbia potuto attrarre con tanta voga un servo dell'Assurdo: quale artificio potrebbe stupire chi si è abbandonato tra i peli del Formichiere, negando l'improvvisazione e scegliendo il tutto?
Un DRAGO con una BOMBETTA.
Il Drago si alza al mattino.
Sente la sua figura mostruosa, priva di alcuna finezza; sente di essere più vicino ad una foca, o ad un dugongo, che ad un Drago.
Poi, aprendo il guardaroba, nota l'arma del riscatto.
Fiero come un orsetto che ha appena trovato il miele, si avventa sul copricapo della finezza, ed esce in strada, tronfio e finalmente a testa alta.
L'ABITO NON FA IL MONACO, MA FA IL DRAGO.
A Daniela,
con la speranza che qualcuno più utile di me comprenda appieno la sua arte.
Galleria di Daniela su Deviantart (vedi)
mercoledì 31 ottobre 2012
Sano Delirio, in Halloween-Horror
Amici, buon Halloween; amici Celti, buon Samhain; amici anatroccoli, buone favole.
La sera pioggiosa che mi accompagna a letto reca la solita scritta "Scrivimi", poiché ella, desiderosa di essere ricordata sprona la mia fantasia a lavorare e ad ispirarsi alla refrattaria fonte della Musa Assurda.
Mettiamoci di buona lena, assumendo un tono adatto alla serata tremebonda e scanzonata della festa celtica più attesa dalla cultura post-bomboloni-alla-crema.
SANO DELIRIO, IN HALLOWEEN-HORROR
Scale che portano in labirinti popolati da serpenti e fate della notte; sovrani da scranni fatti di ragnatele indicano il filo della tua vita con dita ossute, scrutando la tua esistenza, succosa, e assaporando il momento in cui essa verrà distrutta da pelosi ragni color disperazione.
Urla squarciano bisognose i miei timpani, accogliendo l'atavica paura del buio come madre: temi tu la morte? Temi l'ineffabile abisso delle Divinità precolombiane?
Temi l'Antro, la Dimora della Bestia Pensante?
Mi guardo intorno e vedo solo ossa, bones, e la paranoia gioca con le mie unghie. Scheletri marciano nella Danza della Morte, macabro rituale dei vicoli della fumosa città.
Il cimitero è l'unica luce nella notte senza fine: tremule candele si affacciano sul mondo dei mortali, strappando brandelli di esistenza piacevole dalle lussuriose giornate: è finito il tempo dei balocchi, inizia il Regno del Nero e del Cupo, Signore Assoluto della paura.
Non credere nel corvo che ti invoglia a percorrere la strada più breve alla casa dell'Orrore; non credere a nulla che non ha peli.
Il Rettile ha occhi squamati, e gli specchi non lo amano.
Il Corvo ha occhi neri, e la notte lo ha partorito con dolore e rabbia, perché Egli tormenti la carcassa, viva o morta che sia.
Clown pagani offrono marci altari di divertimento, sedendo sui troni della perversione carnale: le fruste infiammano l'aria, satura di zucchero filato e pianti ininterrotti.
Eserciti di ossa e morti prematuri bussano alla tua porta.
Suonano la campana della verità, straziando il cielo con le loro urla e vomitando tangibile sofferenza, nera come ogni cancro del mondo mortale.
Fiamme infernali circondano la tua dimora, dissacrata dal rombo delle acciaierie e dei petrolifici; nulla può annullare i tatuaggi del Diavolo, nulla può batterli.
Ti affacci alla finestra, mentre le armate della notte attendono alla tua fragile porta, il tuo respiro affannato.
E solo quando leverai con coraggio lo sguardo alla prossima fine, sentirai la Domanda.
Il Quesito che intrappola l'uomo ad una vita di pagamenti o tormenti.
Il capo degli ossuti soldati ti scruta con i suoi morti occhi, mentre dalla caverna che chiama bocca esce la Domanda.
"Dolcetto o scherzetto?"
La sera pioggiosa che mi accompagna a letto reca la solita scritta "Scrivimi", poiché ella, desiderosa di essere ricordata sprona la mia fantasia a lavorare e ad ispirarsi alla refrattaria fonte della Musa Assurda.
Mettiamoci di buona lena, assumendo un tono adatto alla serata tremebonda e scanzonata della festa celtica più attesa dalla cultura post-bomboloni-alla-crema.
SANO DELIRIO, IN HALLOWEEN-HORROR
Scale che portano in labirinti popolati da serpenti e fate della notte; sovrani da scranni fatti di ragnatele indicano il filo della tua vita con dita ossute, scrutando la tua esistenza, succosa, e assaporando il momento in cui essa verrà distrutta da pelosi ragni color disperazione.
Urla squarciano bisognose i miei timpani, accogliendo l'atavica paura del buio come madre: temi tu la morte? Temi l'ineffabile abisso delle Divinità precolombiane?
Temi l'Antro, la Dimora della Bestia Pensante?
Mi guardo intorno e vedo solo ossa, bones, e la paranoia gioca con le mie unghie. Scheletri marciano nella Danza della Morte, macabro rituale dei vicoli della fumosa città.
Il cimitero è l'unica luce nella notte senza fine: tremule candele si affacciano sul mondo dei mortali, strappando brandelli di esistenza piacevole dalle lussuriose giornate: è finito il tempo dei balocchi, inizia il Regno del Nero e del Cupo, Signore Assoluto della paura.
Non credere nel corvo che ti invoglia a percorrere la strada più breve alla casa dell'Orrore; non credere a nulla che non ha peli.
Il Rettile ha occhi squamati, e gli specchi non lo amano.
Il Corvo ha occhi neri, e la notte lo ha partorito con dolore e rabbia, perché Egli tormenti la carcassa, viva o morta che sia.
Clown pagani offrono marci altari di divertimento, sedendo sui troni della perversione carnale: le fruste infiammano l'aria, satura di zucchero filato e pianti ininterrotti.
Eserciti di ossa e morti prematuri bussano alla tua porta.
Suonano la campana della verità, straziando il cielo con le loro urla e vomitando tangibile sofferenza, nera come ogni cancro del mondo mortale.
Fiamme infernali circondano la tua dimora, dissacrata dal rombo delle acciaierie e dei petrolifici; nulla può annullare i tatuaggi del Diavolo, nulla può batterli.
Ti affacci alla finestra, mentre le armate della notte attendono alla tua fragile porta, il tuo respiro affannato.
E solo quando leverai con coraggio lo sguardo alla prossima fine, sentirai la Domanda.
Il Quesito che intrappola l'uomo ad una vita di pagamenti o tormenti.
Il capo degli ossuti soldati ti scruta con i suoi morti occhi, mentre dalla caverna che chiama bocca esce la Domanda.
"Dolcetto o scherzetto?"
giovedì 11 ottobre 2012
Falso allarme. O forse no?
Falso allarme.
Ero partito convinto come un leprotto giulivo nella stesura di una visione di "fantastoria", la storia fatta con i se, i ma, e i coccodrilli.
Una visione di un grigio mondo comandato dalla rovina pennuta, i piccioni.
Questa era la mia idea di base per scrivere, un'idea nata potente stamattina e morta giovane stasera.
Un'effimera ispirazione, che però mi ha portato a riflettere su come si giunga a scrivere Assurdo (mi piace la parola giunga: sa di giungla, banane e verdi foglie di caschi).
Non posso pensare ad una storia al mattino e tentare di parlarne alla sera.
L'Assurdo non aspetta, impietoso tram d'ispirazione. Se la storia è buona, scrivi, o taci per sempre.
Nel mezzo della serata piena di birra maltata, mi ritrovai in una storia oscura. Ahi, difficoltoso parlar di piccioni, spari e cannoni! Ma divagar senza meta, scelta decisa!
Lasciatemi approfittare dell'apertura stentata della scrittura.
Quello che ho scritto finora fa effettivamente schifo, e lo so perché un pensiero mi ricorre sulla schiena, stirando la mia coscienza e imponendo a Sua Maestà il Subconscio di pensare ad una favola della buonanotte.
C'era una volta l'ispirazione, figlia del Formichiere e del Tempo; c'era una volta chi le Storie le racconta, e chi le ascolta.
Lasciamoci andare ogni tanto.
Il castello, popolato da fate, folletti e fatine, armadilli e canguri, assicuratori pentiti e procioni giganti; amici di penna e penne per amiche; ascoltatori falliti, in cerca di riscatto e millepiedi assetati di verità.
Solo una spiegazione vi è dovuta: perché i millepiedi ricercano la verità?
Camminare tanto rende le strade noiose, e intraprendere il difficile cammino della verità rende il millepiedi appagato.
O semplicemente perché chi ha meno di millepiedi, ma nonostante ciò viene lo stesso definito con errore, sente il bisogno di ricercare la verità, per chiedere scusa a se stesso.
Ho ben imparato una poca cosa in questo colorato sproloquio su castelli e verità; ma ascoltate le mie sagge parole (non sono io saggio, ma le parole): ascoltate il suono del picchio.
Bussa al vostro portone, ma se tirate dritto lo perderete.
Ero partito convinto come un leprotto giulivo nella stesura di una visione di "fantastoria", la storia fatta con i se, i ma, e i coccodrilli.
Una visione di un grigio mondo comandato dalla rovina pennuta, i piccioni.
Questa era la mia idea di base per scrivere, un'idea nata potente stamattina e morta giovane stasera.
Un'effimera ispirazione, che però mi ha portato a riflettere su come si giunga a scrivere Assurdo (mi piace la parola giunga: sa di giungla, banane e verdi foglie di caschi).
Non posso pensare ad una storia al mattino e tentare di parlarne alla sera.
L'Assurdo non aspetta, impietoso tram d'ispirazione. Se la storia è buona, scrivi, o taci per sempre.
Nel mezzo della serata piena di birra maltata, mi ritrovai in una storia oscura. Ahi, difficoltoso parlar di piccioni, spari e cannoni! Ma divagar senza meta, scelta decisa!
Lasciatemi approfittare dell'apertura stentata della scrittura.
Quello che ho scritto finora fa effettivamente schifo, e lo so perché un pensiero mi ricorre sulla schiena, stirando la mia coscienza e imponendo a Sua Maestà il Subconscio di pensare ad una favola della buonanotte.
C'era una volta l'ispirazione, figlia del Formichiere e del Tempo; c'era una volta chi le Storie le racconta, e chi le ascolta.
Lasciamoci andare ogni tanto.
Il castello, popolato da fate, folletti e fatine, armadilli e canguri, assicuratori pentiti e procioni giganti; amici di penna e penne per amiche; ascoltatori falliti, in cerca di riscatto e millepiedi assetati di verità.
Solo una spiegazione vi è dovuta: perché i millepiedi ricercano la verità?
Camminare tanto rende le strade noiose, e intraprendere il difficile cammino della verità rende il millepiedi appagato.
O semplicemente perché chi ha meno di millepiedi, ma nonostante ciò viene lo stesso definito con errore, sente il bisogno di ricercare la verità, per chiedere scusa a se stesso.
Ho ben imparato una poca cosa in questo colorato sproloquio su castelli e verità; ma ascoltate le mie sagge parole (non sono io saggio, ma le parole): ascoltate il suono del picchio.
Bussa al vostro portone, ma se tirate dritto lo perderete.
lunedì 1 ottobre 2012
L'Ultimo Ballo
Domani faccio cifra tonda, vent'anni.
Ancora stento a credere di voler parlare di una ricorrenza. Il numero tondo, perfetto, divisibile addirittura per quattro.
Basta mi sono già stancato. Non amo molto le ricorrenze, per quello che in sé rappresentano, ma le adoro se sono occasioni per rimpatriate.
Cambiamo argomento.
Topi di stagno si arrampicano su mura di gelato alla panna, mentre i bambini corrono, giocando al mago, all'opossum, al cabaret.
Il più simpatico dipinge il silenzio, mentre gli altri giocano un chiassoso nascondino con le api e i cardellini.
Metalli pesanti schiacciano paure intonse, mentre dorati intingoli appaiono sulle tavole imbandite del domani.
Pollastri gloglottano del più e del meno, contando lo scorrere del tempo in chili, ragionando di stelle e di mucche.
Quanto latte producono per fare la Via Lattea?
Domande che disprezzano la risposta, dall'alto della loro sapienza, dei numeri e della febbre della sapienza ultraterrena.
L'Ultraterreno è chiuso ai poveri convenzionali: chi non assapora la bellezza della Fonte dell'Assurdo vivrà l'inconsapevole tristezza: l'ebbrezza è Assurda.
Ecco la rivelazione, la tavola della Verità Inscindibile.
Zebre piovono da un cielo di piombo scarlatto, mentre lettere di parenti mai conosciuti intrepide ci stringono la mano.
L'esperienza, il vissuto, si inchina all'improvvisazione, allo scorrere del fiume, alla bellicosità delle formiche della mente.
Lasciaci correre poeta.
Noi Lettere, noi Muse dell'Assurdo,
noi satiri e creature della selva;
lascia correre chi ha gambe per farlo
e donane a chi ne necessita.
La corsa parte, il lido sconosciuto.
Assaporiamo insieme i migliori nettari, lecchiamo la miglior crema letteraria.
Per chi ancora non se ne fosse accorto, la mia mente ha vagato, bucolica e affamata, celebrando lo Scrivere fine a se stesso, all'Edonismo dello scrittore Assurdo.
Ribadisco, sottolineo, divoro ed assaporo la bellezza del momento, il sublime di chi ama essere letto, ma non ne desidera i privilegi. Vorrei che tutti parlassero dell'Assurdo.
Il mondo e l'Universo ne trarrebbero sicuri vantaggio.
La libertà delle persone buone.
La musica scorre come miele,
viscosa,
aggrappata ad ogni angolo
della tavolata imbastita per il Re.
Ammirate le note, come
insolite cantanti,
avvinghiarsi ai trucioli,
alle schegge
e ai nodi.
Un tempo pianta,
ora tavolo.
Ragioniamo di te, mobile, assurto alla causa della comodità domestica, del focolare, del balocco: marionetta, non più possanza, ammiro statuario la tua solidità.
Le farfalle volteggiano, mentre io guardo la Luna.
Stasera è più bello essere vivi.
L'oscurità è colorata, e il robot saltella felicemente nel prato della meccanica rigidità, smuovendosi nell'immobile. Apparecchio ingrandito.
Adoro scrivere e le lettere sono le mie compagne del Ballo dell'Assurdo.
Godo ogni giro della sua musica progressiva, mentre il sole langue e la notte si trucca, giovane inesperta.
L'addio non esiste, lontano; il mattino è come una fetta di anguria estiva, colloso ma rinfrescante.
La bolgia del calore del ballo mi cattura, e la fetta d'anguria s'allontana ancora.
Invecchiare non fa paura, con un Formichiere al tuo fianco.
Amo l'Assurdo, e l'ultima danza, all'arrivo del mattino, sarà con lui.
Ancora stento a credere di voler parlare di una ricorrenza. Il numero tondo, perfetto, divisibile addirittura per quattro.
Basta mi sono già stancato. Non amo molto le ricorrenze, per quello che in sé rappresentano, ma le adoro se sono occasioni per rimpatriate.
Cambiamo argomento.
Topi di stagno si arrampicano su mura di gelato alla panna, mentre i bambini corrono, giocando al mago, all'opossum, al cabaret.
Il più simpatico dipinge il silenzio, mentre gli altri giocano un chiassoso nascondino con le api e i cardellini.
Metalli pesanti schiacciano paure intonse, mentre dorati intingoli appaiono sulle tavole imbandite del domani.
Pollastri gloglottano del più e del meno, contando lo scorrere del tempo in chili, ragionando di stelle e di mucche.
Quanto latte producono per fare la Via Lattea?
Domande che disprezzano la risposta, dall'alto della loro sapienza, dei numeri e della febbre della sapienza ultraterrena.
L'Ultraterreno è chiuso ai poveri convenzionali: chi non assapora la bellezza della Fonte dell'Assurdo vivrà l'inconsapevole tristezza: l'ebbrezza è Assurda.
Ecco la rivelazione, la tavola della Verità Inscindibile.
Zebre piovono da un cielo di piombo scarlatto, mentre lettere di parenti mai conosciuti intrepide ci stringono la mano.
L'esperienza, il vissuto, si inchina all'improvvisazione, allo scorrere del fiume, alla bellicosità delle formiche della mente.
Lasciaci correre poeta.
Noi Lettere, noi Muse dell'Assurdo,
noi satiri e creature della selva;
lascia correre chi ha gambe per farlo
e donane a chi ne necessita.
La corsa parte, il lido sconosciuto.
Assaporiamo insieme i migliori nettari, lecchiamo la miglior crema letteraria.
Per chi ancora non se ne fosse accorto, la mia mente ha vagato, bucolica e affamata, celebrando lo Scrivere fine a se stesso, all'Edonismo dello scrittore Assurdo.
Ribadisco, sottolineo, divoro ed assaporo la bellezza del momento, il sublime di chi ama essere letto, ma non ne desidera i privilegi. Vorrei che tutti parlassero dell'Assurdo.
Il mondo e l'Universo ne trarrebbero sicuri vantaggio.
La libertà delle persone buone.
La musica scorre come miele,
viscosa,
aggrappata ad ogni angolo
della tavolata imbastita per il Re.
Ammirate le note, come
insolite cantanti,
avvinghiarsi ai trucioli,
alle schegge
e ai nodi.
Un tempo pianta,
ora tavolo.
Ragioniamo di te, mobile, assurto alla causa della comodità domestica, del focolare, del balocco: marionetta, non più possanza, ammiro statuario la tua solidità.
Le farfalle volteggiano, mentre io guardo la Luna.
Stasera è più bello essere vivi.
L'oscurità è colorata, e il robot saltella felicemente nel prato della meccanica rigidità, smuovendosi nell'immobile. Apparecchio ingrandito.
Adoro scrivere e le lettere sono le mie compagne del Ballo dell'Assurdo.
Godo ogni giro della sua musica progressiva, mentre il sole langue e la notte si trucca, giovane inesperta.
L'addio non esiste, lontano; il mattino è come una fetta di anguria estiva, colloso ma rinfrescante.
La bolgia del calore del ballo mi cattura, e la fetta d'anguria s'allontana ancora.
Invecchiare non fa paura, con un Formichiere al tuo fianco.
Amo l'Assurdo, e l'ultima danza, all'arrivo del mattino, sarà con lui.
Iscriviti a:
Post (Atom)