venerdì 8 marzo 2013

Alla Guida

Credo fermamente nel taumaturgico potere della Poesia, panacea di tutti i mali e capace di destituire il più piatto dei pomeriggi domenicali.
"Lasciatemi poetare, ve ne prego".

ALLA GUIDA

Crogiolo di mondi incompiuti,
salto da Universi ad altri.
I gas non sono costanti, arranco
nel nero cosmico.
L'Universo è un pinguino
che non smette mai di nuotare.

Litigo con buchi neri, 
capre e lepri,
saltimbanchi di banchi di nebbia.
Irradiati di luce
i capodogli
piombano a terra.

Frullare d'ali,
primordiale battito.
L'Universo è solo una combinazione,
di due numeri:
quattro e
due.

lunedì 4 marzo 2013

Grazie Duemila

Innanzitutto vorrei ringraziarvi per le duemila visualizzazioni. Già passate da una settimana, ma in nessun articolo sono riuscito a inserire un dovuto ringraziamento.
Ma poiché questo è un delirio di quelli che tanto mi piacciono quando la sera allunga le sue ombre, mi sembrava corretto e ovale ringraziarvi, e dedicarlo completamente a Voi.
Siete i migliori lettori che uno scrittore possa augurarsi.

Critici, sempre attenti: cogliete le piccolezze, come chi deve controllare che la raccolta differenziata avvenga senza bertucce che buttano l'organico nel giocattolo.
Calorosi e gentili, come l'altro giorno: mai un mio articolo ebbe un tale successo!
E sì, che come sempre, parto senza particolari filtri, e dunque scrivo a ruota libera tutto quello che mi passa per la mente.

Come una doccia di peli odorosi, inalo sensazioni di precisione avvenieristica.
Mi imbrodo: le giuggiole gongolano della loro presenza.
Ispirazione!
La mela proibita, il frutto dell'eterna scrittura.

Il fatto che un articolo venga bene o venga male dipende solo da Sua Maestà: Il Formichiere nelle candide vesti dell'Ispirazione Sovrana.
Con la lunga lingua fatta di racconti e babbucce intrinseca rami di bellezza passate, ignorando nodi filtri che bloccano la fuoriuscita dei pensieri.
Tutto scende, dal mio cervello alle mani, grazie alla Dama in Nero Inchiostro.

Seppia, seppia dei miei mari, chi è degno di imbrattarsi le mani?

Scrivere è un lavoro sporco.
Mi piace terribilmente, dolce come la panna che si mescola con la crema pasticcera, ma è un lavoro sporco.
Del resto anche la crema macchia i vestiti.
Errori grammaticali, frasi piantate a metà, concetti espressi bene nella mia mente e male sul foglio.
Il pericolo è dietro all'angolo.

Nella foresta s'ode lo stridere del ferro. Le scimmie, incuriositi primordiali, si avvicinano caute, allungando le babbuine code.
Cosa rappresenta quell'oggetto allungato, grigio come un ippopotamo, lungo come un coccodrillo e luccicante come il sole?
Il ferro sta alla foresta come un paguro ad una lattina vuota.

Ma Voi, miei pochi ma buonissimi, mai una volta avete alzato la voce. Sempre con uno sguardo carico di fiducia, con una mano fatta solo per carezze e cucina, mi avete fatto notare errori, sbagli clamorosi e pestate, sempre con una parola gentile.
Voi, che oltre a tutto il supporto che mi fornite, mi RINGRAZIATE per quello che faccio.
Ma cosa avete capito, miei cari?

Sono solo un umile scribacchino. Sono io a dovervi ringraziare, perché senza di Voi tutto questo, o almeno buona parte, sarebbe rimasto nella mia testa, imprigionato a vita.
Grazie, duemila volte grazie.

Cappello Rosso

Ogni giorno ispirato deve essere sfruttato fino all'ultima goccia.


CAPPELLO ROSSO

Lasciati lisciare, 
di bambole sostenute.
I protocolli sono rane
dal rosso cappello.
Incespicano,
lavano
termiti
pocciando le mani
in lavandini di terra.

Amate il muflone
e lo gnu.

Ritirate i panni sporchi, 
che domani finisce il mondo.

sabato 2 marzo 2013

Gli Araldi del Formichiere: Walter Moers

Il bambino si avvicina alla corsia dei libri per ragazzi. 
Ha appena dieci anni, ma ha già letto libri per bambini più grandi.
Avido librovoro, sfoglia i volumi con fare curioso, gli occhi marroni che guizzano alla ricerca dell'illuminazione.
E questo cos'è? No, una storia d'amore per bambine... e questo? No, ci sono troppe figure.
Piano piano, ha scartato una buona metà di quello che sta nello scaffale. Tra le mani gli capitano avventure romantiche, romanzetti dalla copertina poco affascinante, cose già lette, avventure banali dalla prima occhiata, finché da una copertina blu fa capolino la testa di un orso, sempre dello stesso colore.
Che strano... proviamo a leggere la prima pagina...

Così ho acquistato il secondo libro più importante della mia vita.
Douglas Adams con la sua Guida Galattica per Autostoppisti mi ha spinto a scrivere, con la sua Propulsione ad Improbabilità Infinita.
Walter Moers, con il suo "Le Tredici Vite e Mezzo del Capitano Orso Blu" mi ha permesso di arrivare al mio primo scritto con una fantasia traboccante di idee. È stato il germoglio della

Non posso spiegarvi a parole il genio di quest'uomo (ancora vivo e vegeto, e spero ancora per tanto tempo), ma posso CONSIGLIARVI CALDAMENTE la lettura dei suoi capolavori.
Con disegni dell'autore.

1) Le Tredici Vite e Mezzo del Capitano Orso Blu
2) Ensel e Krete
3) Rumo e i Prodigi nell'Oscurità
4) La Città dei Libri Sognanti
5) L'Accalappiastreghe
6) Il Labirinto dei Libri Sognanti



La sua creatività non raggiunge limiti.
Scarovana una serie di termini, idee, mostri, con la naturalezza con cui si descriverebbe una giornata di lavoro. Fa sembrare banale la fantasia: e non nel senso che la Fantasia da cui attinge sia banale, ma nel senso che la sua Fantasia rende banale quella di molti altri.
Il suoi libri sono piacevoli, colti, disimpegnati, facili da leggere, ricchi di sfaccettature, limati alla perfezione.
Ogni frase viene sempre calibrata, misurata alla perfezione per non sbavare verso la precedente e la successiva.
Tutto è soppesato, e le descrizioni sono di una ricchezza essenziale (complete, senza mai esagerare) da rendere immediata l'entrata del lettore nel continente di Zamonia.
Una menzione in particolare vorrei farla al traduttore, capace di stare dietro magistralmente all'inventiva di Moers.


Coboldi. Minipirati. Onde parlanti. Bastimenti ferrosi. Gare di bugie. Un tornado gigante. Una città catturata. Un deserto di zucchero. Un'isola carnivora. Dinosauri con gli occhiali. Un professore con sette cervelli. Ciclopi senza testa alti chilometri.


Un vino fatto di incubi. Esseri talmente avanzati da sconfiggere la morte. Una città di nebbia. Il Mondo di Sotto. Un Re, follia incarnata. Un esercito di malattie. Il Teatro della Bella Morte. Città trappola. La sconfitta della morte.


Ciclopi mangialibri. Cacciatori di libri. Una grotta di pelle. Un gigante cieco. Una ferrovia sotterranea. Libri trappola e libri perigliosi. Veleni tattili. Il Re delle Ombre. Un castello di libri. Incendi devastanti. Libri introvabili. Unza (poi ve ne parlo). Una discarica di libri. Libri viventi.


La sua migliore trovata (tra le tante che mi hanno stupito) è quella dell'unza. 
Non tanto nel termine in sé (che è di trovata del traduttore), ma nel concetto che ci sta dietro.
Essa è la forza più importante che uno scrittore possa ricevere: l'illuminazione totale, che porta lo scrittore a comporre passi di inaudita bellezza. Ispirazione allo stato puro.
Non so se mai la troverò: ma dal giorno in cui ne ho sentito parlare, credo fermamente nella sua esistenza.


AL CAPITANO ORSO BLU

Nato da una noce,
intrepido seguace
della via dell'avventura.
Sprazzi di oscurità
nel brillare del giorno.
Sapere è notte!
Sette cervelli, una sola via.
Una città volante,
nel cielo,
fa più luce del Sole.

A RUMO

Il filo d'argento,
retaggio dell'amore,
ti rende un eroe tra un popolo di ignavi.
Un amore immortale.
Armi, sangue, duelli;
storie di castelli
e di scacchi.
L'amore per la spada,
per la vita.
Ed infine, con chi hai cercato,
il prodigio dell'oscurità.

A LIBRANDIA

Catacombe di libri sognanti,
marcescenti pagine,
vermi.
Da Castel Ombrate le urla,
dalla superficie il croccante profumo
della legna.
Tanti
tanti libri.
Accendete il camino,
comprimete il tabacco nella pipa.
Qui la storia ha inizio.

Grazie, Walter. Hai insegnato a un bambino che la Fantasia, come l'Universo, è infinita.

venerdì 1 marzo 2013

Antologia (raccolta di fiori)

Trovare una biblioteca in un libro ha un nome. Si chiama antologia.
E questa è un'antologia di antologie.
Secoli di letteratura in pochi centimetri di frasi.
A voi, miei cari.
La cena è servita.

DEL GABBIANO O DEL RIFIUTO
Catalizzando in  alto mare, guardo sperduto oceani di viltà e polipi, ignorando il savio richiamo del gabbiano.
"L'oceano è bello solo se non lo tocchi."
Pennuti insegnamenti, come nei giorni della scuola dei pulcini.
Non c'è pace per i portatori di ali.

DEL LEONE O DEL MOTIVO
Arringando la folla, ci si sente come leoni arrivati nel paradiso delle zebre.
Ma siamo sicuri che non sia la caccia a saziarci più della preda?

DI EDIPO O DEL CRIPTICO
Catapultami o Sole!
Peccato, peccato! Contro di te, ho peccato!
Tu possa perdonarmi, Popolo di Tebe, santi cittadini dell'avvenire poetico. La distruzione non fermerà ciò che i miei occhi non vedono.

DEL PIRATA O DELL'AMORE
Un pirata mi colse, dal fondo della strada.
Mi mise una coperta sulle spalle e mi offrì un bicchierino di speranza.

DEL DESERTO O DELLA CECITÀ
Secchi i miei occhi.
Al deserto non interessa vedere.

DELLA MUSICA O DELL'ASCOLTARE
"Sappi solo, mio caro allievo, che la musica esce dal cuore, e nel cuore entra. Mai pensare che per la musica servano le orecchie."
Il piccolo sordomuto annui, e i suoi occhi brillavano di note luccicanti e colorate, come canditi in un morbido panettone.

DEL VIAGGIO O DELLA FINE
"<<Mi ha sempre chiesto dove porta questa strada, e ora finalmente te lo potrò raccontare, mia cara.>>
Il suo sorriso era splendente come una promessa di rugiada."
Da Le Ultime esperienze della Vedova di Sale.

DEL RIEMPIRE O DELLO SCRIVERE
"Perché scrivi tutte quelle cose, vecchio rincitrullito?"
La moglie del vecchio scrittore non aveva mai capito.
Il vecchio, chinato sulla pergamena per poterne sentire meglio il profumo alzò lentamente la testa.
Le parole gli uscirono fragili, come di ghiaccio e cartapecora.
"Perché il bianco è più vuoto del nero."

DELLA VITA O DEL VINO
Poteva dire di aver vissuto per la scrittura.
Una vita lunga, attorcigliata e piena di soddisfazioni, come un libro scritto con una penna stilografica.
"Morirò come ho sempre letto: coricato, nel mio letto, in compagnia di un bicchiere di vino e di una pipa di legno d'erica. Non v'è più dolce morte."
E spirò felice, il bicchiere mezzo vuoto e la pipa ancora sulle labbra. Il libro gli cadde dalle ginocchia e si chiuse al suo fianco.

DELL'INFINITO O DELL'IMPOSSIBILE
Aveva dedicato la sua vita al suo libro.
Incompleto, ma nonostante ciò, il libro più lungo mai scritto da qualcuno.
Parlava di guerre, danze, pranzi, uccisioni e matrimoni, passando per i viaggi, i tradimenti, le feste e i mercati.
Civiltà erano nate e crollate tra i suoi capitoli; cattedrali si ergevano e venivano distrutte da rivoluzioni, in un filo conduttore che si stendeva verso l'infinito.
Il libro più lungo di sempre.
Amori, sconfitte, vendemmie; appalti, costruzioni, mobili di legno e intere letterature.
Non era mai riuscito a rileggerlo.
Morì come era sempre vissuto: chino sul suo libro, la penna in mano.
Il bicchiere di vino rosso, forte e torbido, suo compagno e ammiraglio si ruppe quando il braccio esangue lo urtò.
Le gocce scrissero la fine per lui.

martedì 19 febbraio 2013

Universi Paralleli

In un Universo parallelo le finestre sono rotonde e le palle sono quadrate.

Sono sempre stato affascinato dalla teoria degli Universi paralleli. Immaginate. No, non illudetevi, non potete.
Prerogativa del convenzionale essere umano è la finitezza: impossibilitato alla sola immaginazione di un infinito reale, davvero illimitato.

In un Universo parallelo, l'uomo è immortale, ma le leggende non esistono.

Esiste un Universo parallelo per ogni cosa, per ogni sghiribizzo che la vostra mente si pone per gioco o per davvero.
Mi ricordo di una gita in torrente, con sani e cari amici e qualche birra, a parlare di Universi possibili.
Pescavamo trote con le camole (vermi grassi e succulenti, per voi lettori pesci).
"Se la teoria degli Universi paralleli è vera, esiste un Universo dove le trote pescano le camole usando gli uomini come esche."
"Se la teoria degli Universi paralleli è vera, esiste un Universo dove le camole pescano le camole usando gli uomini come camole."
"Se la teoria degli Universi paralleli è vera, esiste una camola dove l'Universo gli uomini usando le trote come esche."

In un Universo parallelo, il gioco è una punizione e la letteratura un errore.

Foreste incontaminate governate da Formiche, eterne guerre di religione tra Formichieri e Orittepori, ammansiti da cornetti alla crema e pantaloni a zampa di elefante.
Guardiamo il cielo, immaginando astronavi cariche di pus abbordare mercantili di pietre preziose, con carichi strabordanti di amarene e lattuga.
Lavatrici fasciste che assaltano carri di rose nel deserto di una luna sconosciuta.
Armadilli beoni incapaci di alzare il gomito.
Senzatetto economici venduti alle città vicine per renderle più vissute, anticamere di alberghi con cuccette di vimini e frottole.
Tegami di pasta che volano e sterminano acari ingigantiti da una razza di albini mammiferi sferoidali.

"Apra il fuoco sulla città, CaporalSignore"
"Ma ancora non abbiamo messo l'acqua, RapaceInteditore".
Dialoghi che si perdono tra stelle di nobili natali.
Pianeti razzisti che si arrogano diritti di discriminazione tra loro; piantagioni di caucciù che lavorano, schiave, nelle terre degli uomini.

Gli amici sono quelli che ti dicono quando si deve smettere e quando iniziare. Ma nell'Universo X312L22M36 (che sta su una chiocciola appoggiata a un muro di pietra presso Domodossola), gli amici sono quelli che ti scoprono la schiena per disegnare mappe stellari.

L'Universo "Bambolero" n°125 (si trova sulla scia di una stella cometa, vista solo da due innamorati che stanno per suicidarsi gettandosi dalle scogliere di Moher) è imperioso e balbuziente, con frequenti terremoti.

L'Universo KKKKK54789645 (che sta sulla targa di un pullman in Messico) è invece privo di tempo. O meglio, esso scorre talmente piano da essere di velocità trascurabile. Noia e alcol, prevalentemente. Gli abitanti di tale Universo passano la maggior parte delle loro vite annoiandosi, bevendo, e chiedendosi se bevono per la noia o si annoiano perché bevono.

Giusto mentre ho scritto questo articolo, infiniti Universi sono stati distrutti brutalmente con lanci di coriandoli e briciole di pane.

In un Universo parallelo, non esistono Universi paralleli.

martedì 5 febbraio 2013

Apocalisse e marzapane

Preludio
Mi trovo al pub, una serata goliarda e piena di risate, risate da birra, risate da compagnia. Una di quelle serate che ti fanno dormire con il sorriso sulle labbra, stanco nel corpo, riposato nella mente.
Qualcuno butta lì una parola, sola e nuda: Apocalisse!
Mente mia, fatti capanna. (Grazie Davide)

Piovoli di marzapane cadono rimbombando da un cielo di fiamme e pan di stelle, ridendo con la ghigna di chi sa quel che sarà.
Corro tra macerie e briciole, tra schegge trucioli di civiltà; mi accorgo della solitudine della massa, insensibilizzando la mia capacità di coesione inconscia.

"Lasciatemi stare, marmocchi mentali! Lasciatemi correre, convenzioni sociali! Il mio lamento si erge, ché nel correre per la fine, solo voglio rimanere, coi miei pensieri e una fetta di pane imburrato. L'ultima e dunque la più piacevole (forse?)."
Aggiro il mio sguardo affamato, il grembiule sporco delle briciole della vita che mi appassisce intorno.
"Santi numi, creme di inferni primordiali!"
I quattro motociclisti dell'Apocalisse rombano insozzando l'aria di catene e luride parole.
La loro prole sono i sassi, che per anni hanno osservato impietosi la razza umana, pur consci della sua fine.

"Non c'è scampo"
Il pensiero mi martella come un picchio, sulla gamba destra, dove la sciatica mi ha dato la facoltà di prevedere i cambiamenti climatici.
"Non c'è scampo"

Il mio cervello cerca di scappare. Si illude, pensando alle belle cose che amava ponderare.
Rose e princivalli. Cicisbei e aragoste. Che bello correre nudi nel traffico di una domenica di sole, ignari dei vigili e dei bambini. Cameriere, una birra e un paio di mutande, por favor!
Ammiriamo la lezione del sabato. La campanella è più sexy di una Ferrari in autostrada. 

Cianciamo come passeri nella nebbia della valle, ricorrendo delfini di Nutella e creme di pavoni. Eh eh eh oh oh oh!
Rimbalzo palleggiandomi di fiore in fiore, bombo di pensieri e felicità di spore! Eh eh eh oh oh oh!
Qual desio di Roncisvalle, cavalier delle mie pal...Oh, un Formichiere!
"Non c'è scampo"
La gamba e il dolore tirano una secchiata di acqua fredda al mio impomato cervello.
Riprendo a correre.
"Non c'è scampo"

Quand'ecco una torta al marzapane.
Appoggiata sull'unico balcone intanto del pianta probabilmente. Salamecchi e salamandre.
Mi avvicino con fare sospettoso, pangolino in cerca di cibo.
Non comprendo.
Non colgo.
"Io mi chiedo, cosa, e dico, cosa ci faccia una torta al marzapane su di un davanzale non devastato dall'iniquità latente della fine della Terra. E' oltremodo strano."
Dall'interno dell'abitazione sento un ciabattare nervoso, concitato, come un pacchetto di sigarette.
Terrorizzato, decido di rimanere fermo. Meglio morire per mano di una casalinga infuriata, con la pancia piena di marzapane, che per qualche peto metallico di una catena apocalittica.
Mangio un bel pezzo di torta.
Morbida, delicata come un bacio sul collo. Piena e soffice. "Manca di budino e vaniglia, poffarre, ma che importa! Una delizia!"
Una faccia sbuca dalla finestra, ma non arrabbiata, anzi: bonaria, paciosa e lunga.
<<Finalmente ti sei deciso a mangiare quella torta!>> mi fa soddisfatto, con voce trillante, il Formichiere.
<<Avanti, seguimi. Andiamocene da tutta questa decadente Convenzione.>>