Del Computer o del passato
Ignorando bellamente il sole che bussa stranito a mari di sogni avariati, mi infango la mente tuffandomi nel computer.
Cavi, tralicci e scosse di genio rampilongano sulla mia colonna vertebrale.
1001001110101010101
Ma davvero?
Non credevo nei binari senza treni. Almeno, non un paio di anni fa.
Della bolla o della Religione
<<Ma pensa che bolle spari, prima di parlare? Cosa siamo? Anatroccoli?>>
<<Sia per sempre lodato il loro nome.>>
Del Luppolo o del bere
Ancora, sempre più, come se non fosse mai stato giusto.
Ancora.
Di più.
Annichiliamoci, mentre un amarillico gigante solletica la nostra sete.
Di Madre Natura o dello spegnere
Credo sia orsa di andare a letto. Gli ippopotami hanno smesso di brillare.
Non dobbiamo sentirci straniti dalla vita della giungla; se abbiamo scelto la capanna piuttosto che il cemento non dobbiamo spaventarci alla prima zanzara, al primo scaffale senza libri.
Amare la natura vuol dire non spegnere mai un ippopotamo.
Della corazza o dello Stolto
Solo gli stolti parlano di politica senza informarsi. Gli stolti e gli armadilli.
Dell'Assurdo o delle figure retoriche
Assurdo è ciò che crediamo di poter colorare con la lingua, annusare con gli occhi. Maledetta sia la limitatezza della sinestesia, e lode infinita alla sineddoche traslata.
SINEDDOCHE TRASLATA: l'"a caso" per la parte.
Del tribunale o della Battuta
Analizzando al questione dal punto di vista della trota sembra proprio che nella disputa legale il calabrone avesse ragione del comodino, nonstante l'ottima aringa del suo avvocato.
Del viaggio o della Comprensione
Non cercate di capire ciò che sto scrivendo: sarebbe come far passare il Sole attraverso un ponte di barche.
La letteratura dell'Assurdo come mezzo di liberazione poetica, assenza di vincoli tra foglio di carta e poeta. La letteratura dell'Assurdo intende tre strade principali: descrizione della Convenzione tramite l'Assurdo, la descrizione dell'Assurdo tramite la convenzione, oppure le descrizione dell'Assurdo tramite l'Assurdo stesso.
domenica 11 agosto 2013
martedì 30 luglio 2013
Chiacchiere da Salotto
La signora Rochester e la signora Mittermeyer amavano crogiolarsi sul muffito divano del salotto, arrampicandosi su storie più grandi di loro.
Amavano il piatto confabulare domenicale, davanti a banalità quali the e biscotti, irridendo lavandaie e ortofrutticoli.
<< Ascoltando Bach la settimana scorsa ho ricordo di quel cinciallegro di Raimondo, sì caro e pescoso; ti ricordi che assomigliava ad un polpo quando tornava dagli allenamenti di volano, mia cara? >>
<< Non erano allenamenti di volano, ma umili e sbrindellate serenate alla persona della Mariamaura, amabile ragazza immaginaria delle paludi di Corinto. Saltuaria presenza la sua; un coccodrillo più che un armadio. >>
Le due signore si guardano tremebonde negli occhi: la sfida è aperta. Chi ricorda più futilità?
<< Già, già. Ma devi ammettere che mentiva a riguardo molto bene, mi confuse sempre con le sue storie rimbalzanti. Molto ambigue. Per esempio, non era lui che aveva mangiato un intero albero di mele, insieme a Demetrio il parpasauro? >>
<< L'albero era di broccoli, ed era sempre insieme a Mariamaura; ma sì, l'aveva mangiato quasi tutto, effettivamente.>>
Due punti per la signora Mittermeyer nei primi minuti, come sempre. La signora Rochester faceva fatica a starci dietro, l'amica sul pettegolezzo era sempre mezza gamba avanti.
<< Ma sei sicura che poi si siano sposati? Avevo sentito dire che volevano fare la luna di miele prima del matrimonio, ammazzando tradizioni e canoni legislativi. Assolutamente assurdo, ma me lo potresti confermare? Perché dicono che Mariamaura sia sempre con un giovanotto di bell'aspetto, di almeno vent'anni più giovane di lei. >>
La carta finale della signora Rochester, una chicca impastata e rollata con abbastanza aglio da irrigare una pianta di patate. Assolutamente imbattibile, e proveniente da fonti ricciosamente preponderanti ed affidabilmente intransigenti.
<< Beh, si, ma non ha mai lasciato il brillante Raimondo. Il giovine esuberante ed imberbe è il loro figliuolo, nato ben prima dell'anticipata luna di miele. Si chiama Sandrolo, un ottimo partito preso, e assolutamente ricalcolato.>>
La signora Rochester ci rimase di sasso.
"Come diavolo fa a conoscere fatti e parlaffi di una coppia intransigente e riservatamente ostile alle calunnie del popolino?"
L'altra vecchietta aveva vinto di nuovo, e con un affondo paurosamente incipriato.
Maledetta bisbetica e tronfia gallina, che perdeva tempo con queste chiacchiere da salotto.
Se l'avesse chiesto, avrebbe scoperto che Raimondo era il figlio della signora Mittermeyer.
Amavano il piatto confabulare domenicale, davanti a banalità quali the e biscotti, irridendo lavandaie e ortofrutticoli.
<< Ascoltando Bach la settimana scorsa ho ricordo di quel cinciallegro di Raimondo, sì caro e pescoso; ti ricordi che assomigliava ad un polpo quando tornava dagli allenamenti di volano, mia cara? >>
<< Non erano allenamenti di volano, ma umili e sbrindellate serenate alla persona della Mariamaura, amabile ragazza immaginaria delle paludi di Corinto. Saltuaria presenza la sua; un coccodrillo più che un armadio. >>
Le due signore si guardano tremebonde negli occhi: la sfida è aperta. Chi ricorda più futilità?
<< Già, già. Ma devi ammettere che mentiva a riguardo molto bene, mi confuse sempre con le sue storie rimbalzanti. Molto ambigue. Per esempio, non era lui che aveva mangiato un intero albero di mele, insieme a Demetrio il parpasauro? >>
<< L'albero era di broccoli, ed era sempre insieme a Mariamaura; ma sì, l'aveva mangiato quasi tutto, effettivamente.>>
Due punti per la signora Mittermeyer nei primi minuti, come sempre. La signora Rochester faceva fatica a starci dietro, l'amica sul pettegolezzo era sempre mezza gamba avanti.
<< Ma sei sicura che poi si siano sposati? Avevo sentito dire che volevano fare la luna di miele prima del matrimonio, ammazzando tradizioni e canoni legislativi. Assolutamente assurdo, ma me lo potresti confermare? Perché dicono che Mariamaura sia sempre con un giovanotto di bell'aspetto, di almeno vent'anni più giovane di lei. >>
La carta finale della signora Rochester, una chicca impastata e rollata con abbastanza aglio da irrigare una pianta di patate. Assolutamente imbattibile, e proveniente da fonti ricciosamente preponderanti ed affidabilmente intransigenti.
<< Beh, si, ma non ha mai lasciato il brillante Raimondo. Il giovine esuberante ed imberbe è il loro figliuolo, nato ben prima dell'anticipata luna di miele. Si chiama Sandrolo, un ottimo partito preso, e assolutamente ricalcolato.>>
La signora Rochester ci rimase di sasso.
"Come diavolo fa a conoscere fatti e parlaffi di una coppia intransigente e riservatamente ostile alle calunnie del popolino?"
L'altra vecchietta aveva vinto di nuovo, e con un affondo paurosamente incipriato.
Maledetta bisbetica e tronfia gallina, che perdeva tempo con queste chiacchiere da salotto.
Se l'avesse chiesto, avrebbe scoperto che Raimondo era il figlio della signora Mittermeyer.
domenica 7 luglio 2013
Delirio da Febbre II
Come sempre la febbre è croce e delizia per lo scrittore Assurdo: nel sonnoveglia, mi ci butto.
Ascoltare progressive rock mentre si cerca di dormire con trentotto di febbre è forse il miglior esperimento di sempre.
PRIMO MOVIMENTO
Fate marciare l'esercito dell'Assurdo, con i suoi topolini e le sue trombette, mentre si svolge il matrimonio della Chiesa di Rasputin.
Campane sdindongano alla luce di un radioso sole di luglio, squagliaformaggio, mentre gli accoliti innano alle altezze del cielo le bellezze di un domani rosa e ricco di confetti e bignè.
"Vi prego signori, lasciatemi tuffare, in senso biblico"
SECONDO MOVIMENTO
Pomeriggio di campagna in brezze leggere, con donne che salgono scale di panna. Ascensione al cielo e promiscuità: il caldo non guarda in faccia nessuno.
Ascoltate il sussurro della festa nobiliare, mentre panda colorati si condividono tazze di the dai sapori esotici. Un armadillo suona un pianoforte di latte, ricordando noti dolci come la notte più nera.
TERZO MOVIMENTO
La messa finisce nel tripudio di un esercito in marcia, mentre trullanti tamburi scagliano le loro voci di coraggio oltre le mura del nemico.
La città saluta gli eroi, mentre l'ultimo soldato lancia uno sguardo commosso alla sua torre di giada, piangendo lacrime color albicocca.
QUARTO MOVIMENTO
Alieni tra mucche e cavalli in un deserto di polvere e speroni. Farina del demonio, chiamano la sabbia più rossa.
Non importa il sangue di chi l'ha bagnato: sarà sempre asciutta, arida e cammellosa.
C'è tutto ciò di cui un cavaliere solitario, un ranger, ha bisogno.
Galoppa verso quell'enorme biscotto che chiamiamo sole.
QUINTO MOVIMENTO
La vita di città riempie le orecchie di proiettili di acciaio, mentre Ascol lo sperone trotta per la sua via, alla ricerca del criminale dell'ultima ora.
"Dai ragazzi," urla a un branco di procioni intenti a rubare caldaie "tornate a rubare domattina, e lasciatemi bere il mio frappè".
SESTO MOVIMENTO
Cabinato essere, librati in aria verso la pista delle stelle. La tua Principessa è in un altro castello, color pesca, ma smettila di ascoltare ortaggi e balla il ritmo ancestrale delle ruote di carro.
Sorpassa l'infinito, e giù per la discesa.
SETTIMO MOVIMENTO
Il riposo del guerriero, atteso e riverito, mentre coccodrilli piangono i suoi commilitoni morti dalla nostalgia del cappone.
Sento odore di brodo, e di tristezza.
La trilogia della cucina si trasmette nel naso dei passanti, che affacciatisi alla finestra, rubano una fetta di crostata, e via a dar da mangiare ai colibrì.
OTTAVO MOVIMENTO
Il coccodrillo danzerino apre lo sparo dei cannoni. La trincea si mescola al fango, mentre donne selvagge si avventano come pioggia sui soldati sfatti dalle farfalle e dai bruchi.
"La giungla inghiotte anni e anni di sapere, ricordatelo"
Stiamo combattendo contro la Memoria, ed essa per schernire, suona uno xilofono.
"Non guardare il mostro che sono: sono infatti divenuto umano" è l'urlo straziante della giraffa.
NONO MOVIMENTO
La marcia del ritorno in patria è un felice funerale.
Ascoltare progressive rock mentre si cerca di dormire con trentotto di febbre è forse il miglior esperimento di sempre.
PRIMO MOVIMENTO
Fate marciare l'esercito dell'Assurdo, con i suoi topolini e le sue trombette, mentre si svolge il matrimonio della Chiesa di Rasputin.
Campane sdindongano alla luce di un radioso sole di luglio, squagliaformaggio, mentre gli accoliti innano alle altezze del cielo le bellezze di un domani rosa e ricco di confetti e bignè.
"Vi prego signori, lasciatemi tuffare, in senso biblico"
SECONDO MOVIMENTO
Pomeriggio di campagna in brezze leggere, con donne che salgono scale di panna. Ascensione al cielo e promiscuità: il caldo non guarda in faccia nessuno.
Ascoltate il sussurro della festa nobiliare, mentre panda colorati si condividono tazze di the dai sapori esotici. Un armadillo suona un pianoforte di latte, ricordando noti dolci come la notte più nera.
TERZO MOVIMENTO
La messa finisce nel tripudio di un esercito in marcia, mentre trullanti tamburi scagliano le loro voci di coraggio oltre le mura del nemico.
La città saluta gli eroi, mentre l'ultimo soldato lancia uno sguardo commosso alla sua torre di giada, piangendo lacrime color albicocca.
QUARTO MOVIMENTO
Alieni tra mucche e cavalli in un deserto di polvere e speroni. Farina del demonio, chiamano la sabbia più rossa.
Non importa il sangue di chi l'ha bagnato: sarà sempre asciutta, arida e cammellosa.
C'è tutto ciò di cui un cavaliere solitario, un ranger, ha bisogno.
Galoppa verso quell'enorme biscotto che chiamiamo sole.
QUINTO MOVIMENTO
La vita di città riempie le orecchie di proiettili di acciaio, mentre Ascol lo sperone trotta per la sua via, alla ricerca del criminale dell'ultima ora.
"Dai ragazzi," urla a un branco di procioni intenti a rubare caldaie "tornate a rubare domattina, e lasciatemi bere il mio frappè".
SESTO MOVIMENTO
Cabinato essere, librati in aria verso la pista delle stelle. La tua Principessa è in un altro castello, color pesca, ma smettila di ascoltare ortaggi e balla il ritmo ancestrale delle ruote di carro.
Sorpassa l'infinito, e giù per la discesa.
SETTIMO MOVIMENTO
Il riposo del guerriero, atteso e riverito, mentre coccodrilli piangono i suoi commilitoni morti dalla nostalgia del cappone.
Sento odore di brodo, e di tristezza.
La trilogia della cucina si trasmette nel naso dei passanti, che affacciatisi alla finestra, rubano una fetta di crostata, e via a dar da mangiare ai colibrì.
OTTAVO MOVIMENTO
Il coccodrillo danzerino apre lo sparo dei cannoni. La trincea si mescola al fango, mentre donne selvagge si avventano come pioggia sui soldati sfatti dalle farfalle e dai bruchi.
"La giungla inghiotte anni e anni di sapere, ricordatelo"
Stiamo combattendo contro la Memoria, ed essa per schernire, suona uno xilofono.
"Non guardare il mostro che sono: sono infatti divenuto umano" è l'urlo straziante della giraffa.
NONO MOVIMENTO
La marcia del ritorno in patria è un felice funerale.
sabato 29 giugno 2013
Sabba!
Araldi di tempi andati si affacciano fantasticando sulla notte del Sapere.
Non provocate chi veglia sul Guardiano!
Gli stregoni ballano il sabba dei manifesti.
Saltellate intorno al fuoco,
mentre streghe inalano monti di pirici oggetti,
e le narici diventano caverne da cui
gli occhi non riescono a fuggire.
Sabba! Sabba!
Terrore nella notte,
che corre sui pipistrelli appollaiati,
come torri pendenti,
che corre
nelle urla delle puerpere e nei vagiti
di chi vivrà poco.
Sabba! Sabba!
La visione vuole quattro antichi,
legati da
giuramenti sul fuoco:
quattro, non uno di più, e il Patto
reclamerà le sue vittime.
Lasciate correre la paura. Lasciatela galoppare per i prati, nel fruscio sciabordante dell'erba nella notte.
Sabba! Sabba!
Non provocate chi veglia sul Guardiano!
Gli stregoni ballano il sabba dei manifesti.
Saltellate intorno al fuoco,
mentre streghe inalano monti di pirici oggetti,
e le narici diventano caverne da cui
gli occhi non riescono a fuggire.
Sabba! Sabba!
Terrore nella notte,
che corre sui pipistrelli appollaiati,
come torri pendenti,
che corre
nelle urla delle puerpere e nei vagiti
di chi vivrà poco.
Sabba! Sabba!
La visione vuole quattro antichi,
legati da
giuramenti sul fuoco:
quattro, non uno di più, e il Patto
reclamerà le sue vittime.
Lasciate correre la paura. Lasciatela galoppare per i prati, nel fruscio sciabordante dell'erba nella notte.
Sabba! Sabba!
martedì 28 maggio 2013
Delirio Onirico: Il tempio del Gatto di Marmo
Mi trovo nella valle dei templi neri, sbarluccicanti nella voce di chi prova ad essere ciò che vuole.
Due corvitorre si avvicinano a me, scampanellando nella notte che l'ora giungerà solo se ne ha voglia.
Laghetti di catrame accompagnano con il loro canto lagunare la mia avventura, ricordando agli scoiattoli che mi sono perso, e non tornerò mai più al mio villaggio di sogni e batuffoli di cotone.
Sputo per terra e raccolgo un'anice, rammentando di quel gambero che fumava racchette da tennis.
<<La mia voce proviene dal secolo scorso, ti prego di non raccogliere anici o frutta di alcun tipo. La valle è stregata, e il gatto di marmo si trova ben più in là della tua gamba.>>
A parlare era un uomolago, essere più pesce che cervo, capace di nuotare anche nell'aria, se l'umidità passa il livello caramello.
<<Perciò uomo torna indietro, o vai da un'altra parte, poiché uno scoiattolo mi disse che ti sei perduto.>>
Gli rispondo con un calcio e proseguo.
Orologi di gatto si squagliano intorno a me, facendo scappare fagiani e uova di pasqua con gran chiasso.
L'entrata del tempio è una porta di giganteschi cubetti di ghiaccio: prendo il catrame e con l'accendino del gamberoracchetta faccio sciogliere la barriera frigida, inondando pipistrellitorce e cornacchielanguide.
Il tempio del Gatto di Marmo è una struttura più antica del tempo stesso: il grande Formichiere lo creò dal suo pelo più rigido e sinuoso, e da lì sta torreggiante e gagliardo, salvo al suo compleanno che si pittura di salviette e inaugura musei di arte contemporanea.
Si dice che le sue pareti siano fatte di Assurdo puro, e che nessun uomo possa varcarle indenne.
Avanzo con fare cauto.
Chi ha bussato all'Assurdo, stolto uomo di poca fede che ti avventuri, tutto solo, tra chi creò la vita oltre la Ragione?
La voce mi sovrasta e continua a ripetere il suo monito, ma avanzo. Le visioni cominciano ad essere insostenibili.
Mura di liquidi caramelli si sciolgono in camicette da uomo, mentre inalo tipi di dato estremamente suscettibili.
Una vasca di ragù piomba su quattro persone che leggono la pagina 42 di un giornale giallo, mentre sullo sfondo ballerine hawaiane salutano gli avventori robot di un pub di inesistenti cocktail al ramarro.
Colori come il tavolo, il bidone e il bisonte si mescolano in bicchieri di trapani, trapezi squadrati che mi guatano con l'aria di chi conosce il mio essere.
Lecco la parola d'ordine mentre un rinoceronte mi chiede cortesemente che ore sono.
Languido mi corico nella via trafficata, mentre ai miei lati sfrecciano supermercati, carretti di robivecchi e cavalieri: giusto un'armatura si apre come un finestrino e riesco ad entrare nella stanza successiva.
Le visioni peggiorano.
Scuro come il sole un amico di vecchia data saluta con la mano sette strani conigli che cantano di una rana sola mentre i saltellanti ombrelli mangiano fenicotteri al silicio mi avvicino ad uno quelli per sussurrargli parole di latte, ma mi beccano con oggetti di forma triangolare e tiro una maniglia.
Stanza successiva. Il sudore mi cola come una cascata, e la paura inizia ad accarezzarmi la schiena.
Le visioni toccano vertici di Assurdo improponibili.
Lavitascorrecomeunfulmineediostoquaagurdarlamentrelavitascorrecomeunfulmineediostoquaagurdarlamentrelavitascorrecomeunfulmineediostoquaagurdarlamentrelavitascorrecomeunfulmineediostoquaagurdarlamentrelavitascorrecomeunfulmineediostoquaagurdarlamentrelavitascorrecomeunfulmineediostoquaagurdarla
Un loop. Sono finito. Come tutti quelli che hanno provato ad arrivare indenni alla fine del primo dei Quarantadue Templi della Valle dei Templi Neri, sono crollato alle visioni che le mura trasudano.
L'Assurdo mi permea, mi avvolge in una morsa.
Ma non è una morsa dolorosa.
E' estremamente pelosa, e soffice.
Due corvitorre si avvicinano a me, scampanellando nella notte che l'ora giungerà solo se ne ha voglia.
Laghetti di catrame accompagnano con il loro canto lagunare la mia avventura, ricordando agli scoiattoli che mi sono perso, e non tornerò mai più al mio villaggio di sogni e batuffoli di cotone.
Sputo per terra e raccolgo un'anice, rammentando di quel gambero che fumava racchette da tennis.
<<La mia voce proviene dal secolo scorso, ti prego di non raccogliere anici o frutta di alcun tipo. La valle è stregata, e il gatto di marmo si trova ben più in là della tua gamba.>>
A parlare era un uomolago, essere più pesce che cervo, capace di nuotare anche nell'aria, se l'umidità passa il livello caramello.
<<Perciò uomo torna indietro, o vai da un'altra parte, poiché uno scoiattolo mi disse che ti sei perduto.>>
Gli rispondo con un calcio e proseguo.
Orologi di gatto si squagliano intorno a me, facendo scappare fagiani e uova di pasqua con gran chiasso.
L'entrata del tempio è una porta di giganteschi cubetti di ghiaccio: prendo il catrame e con l'accendino del gamberoracchetta faccio sciogliere la barriera frigida, inondando pipistrellitorce e cornacchielanguide.
Il tempio del Gatto di Marmo è una struttura più antica del tempo stesso: il grande Formichiere lo creò dal suo pelo più rigido e sinuoso, e da lì sta torreggiante e gagliardo, salvo al suo compleanno che si pittura di salviette e inaugura musei di arte contemporanea.
Si dice che le sue pareti siano fatte di Assurdo puro, e che nessun uomo possa varcarle indenne.
Avanzo con fare cauto.
Chi ha bussato all'Assurdo, stolto uomo di poca fede che ti avventuri, tutto solo, tra chi creò la vita oltre la Ragione?
La voce mi sovrasta e continua a ripetere il suo monito, ma avanzo. Le visioni cominciano ad essere insostenibili.
Mura di liquidi caramelli si sciolgono in camicette da uomo, mentre inalo tipi di dato estremamente suscettibili.
Una vasca di ragù piomba su quattro persone che leggono la pagina 42 di un giornale giallo, mentre sullo sfondo ballerine hawaiane salutano gli avventori robot di un pub di inesistenti cocktail al ramarro.
Colori come il tavolo, il bidone e il bisonte si mescolano in bicchieri di trapani, trapezi squadrati che mi guatano con l'aria di chi conosce il mio essere.
Lecco la parola d'ordine mentre un rinoceronte mi chiede cortesemente che ore sono.
Languido mi corico nella via trafficata, mentre ai miei lati sfrecciano supermercati, carretti di robivecchi e cavalieri: giusto un'armatura si apre come un finestrino e riesco ad entrare nella stanza successiva.
Le visioni peggiorano.
Scuro come il sole un amico di vecchia data saluta con la mano sette strani conigli che cantano di una rana sola mentre i saltellanti ombrelli mangiano fenicotteri al silicio mi avvicino ad uno quelli per sussurrargli parole di latte, ma mi beccano con oggetti di forma triangolare e tiro una maniglia.
Stanza successiva. Il sudore mi cola come una cascata, e la paura inizia ad accarezzarmi la schiena.
Le visioni toccano vertici di Assurdo improponibili.
Lavitascorrecomeunfulmineediostoquaagurdarlamentrelavitascorrecomeunfulmineediostoquaagurdarlamentrelavitascorrecomeunfulmineediostoquaagurdarlamentrelavitascorrecomeunfulmineediostoquaagurdarlamentrelavitascorrecomeunfulmineediostoquaagurdarlamentrelavitascorrecomeunfulmineediostoquaagurdarla
Un loop. Sono finito. Come tutti quelli che hanno provato ad arrivare indenni alla fine del primo dei Quarantadue Templi della Valle dei Templi Neri, sono crollato alle visioni che le mura trasudano.
L'Assurdo mi permea, mi avvolge in una morsa.
Ma non è una morsa dolorosa.
E' estremamente pelosa, e soffice.
sabato 25 maggio 2013
Don't Panic, it's Towel Day
Mi sento in dovere di dover spendere qualche riga in questa giornata di festa mondiale.
Oggi celebriamo l'asciugamano.
L'asciugamano è l'arma dell'uomo civile davanti ai problemi, l'ultimo baluardo di un mammifero che ancora crede che gli orologi digitali siano un'ottima invenzione.
Oggi celebriamo l'importanza di un oggetto che incarna l'Uomo, in tutte le sue sfaccettature.
Se ognuno di noi riflettesse dieci minuti in più durante la scelta del proprio asciugamano, saremmo tutti un po' più felici.
L'asciugamano deve essere l'estensione del nostro braccio: arma e baluardo, coperta per il freddo e ombrello per la pioggia.
L'asciugamano è il biglietto dell'uomo per qualunque viaggio: voi avete il vostro?
Riflettete. Avanti.
Non avete nulla da temere.
Non fatevi prendere dal panico: imbracciate il vostro asciugamano, e vivete sta vita come se fosse degna di essere vissuta.
Grazie Doug, da uno scrittore che ti deve tutto.
E per chi caga il cazzo perché scrivo troppi articoli sul Maestro: che il vostro asciugamano si buchi, ingrati.
"L'asciugamano, dice, è forse l'oggetto più utile che l'autostoppista galattico possa avere. In parte perché è una cosa pratica - ve lo potete avvolgere attorno perché vi tenga caldo quando vi apprestate ad attraversare i freddi satelliti di Jaglan Beta; potete sdraiarvici sopra quando vi trovate sulle spiagge dalla brillante sabbia di marmo di Santraginus V a inalare gli inebrianti vapori del suo mare; ci potete dormire sotto sul mondo deserto di Kakrafoon, con le sue stelle che splendono rossastre; potete usarlo come vela di una mini-zattera allorché vi accingete a seguire il lento corso del pigro fiume Falena; potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corpo a corpo; potete avvolgervelo intorno alla testa per allontanare i vapori nocivi o per evitare lo sguardo della vorace Bestia Bugblatta di Traal (un animale abominevolmente stupido, che pensa che se voi non lo vedete, nemmeno lui possa vedere voi: è matto da legare, ma molto, molto vorace); inoltre potete usare il vostro asciugamano per fare segnalazioni in caso di emergenza e, se è ancora abbastanza pulito, per asciugarvi, naturalmente.
Ma soprattutto, l'asciugamano ha una immensa utilità psicologica. Per una qualche ragione, se un figo (figo = non-autostoppista) scopre che se un autostoppista ha con sé l'asciugamano, riterrà automaticamente che abbia con sé anche lo spazzolino da denti, la spugnetta per il viso, il sapone, la scatola di biscotti, la borraccia, la bussola, la carta geografica, il gomitolo di spago, lo spray contro le zanzare, l'equipaggiamento da pioggia, la tuta spaziale, ecc. ecc. E quindi il figo molto volentieri si sentirà disposto a prestare all'autostoppista qualunque articolo di quelli menzionati (o una decina di altri non menzionati) che l'autostoppista eventualmente abbia perso. Il figo infatti pensa che un uomo che abbia girato in lungo e in largo per la galassia in autostop, adattandosi a percorrerne i meandri nelle più disagevoli condizioni e a lottare contro terribili ostacoli vincendoli, e che dimostri alla fine di sapere dov'è il suo asciugamano, sia chiaramente un uomo degno di considerazione."
Oggi celebriamo l'asciugamano.
L'asciugamano è l'arma dell'uomo civile davanti ai problemi, l'ultimo baluardo di un mammifero che ancora crede che gli orologi digitali siano un'ottima invenzione.
Oggi celebriamo l'importanza di un oggetto che incarna l'Uomo, in tutte le sue sfaccettature.
Se ognuno di noi riflettesse dieci minuti in più durante la scelta del proprio asciugamano, saremmo tutti un po' più felici.
L'asciugamano deve essere l'estensione del nostro braccio: arma e baluardo, coperta per il freddo e ombrello per la pioggia.
L'asciugamano è il biglietto dell'uomo per qualunque viaggio: voi avete il vostro?
Riflettete. Avanti.
Non avete nulla da temere.
Non fatevi prendere dal panico: imbracciate il vostro asciugamano, e vivete sta vita come se fosse degna di essere vissuta.
Grazie Doug, da uno scrittore che ti deve tutto.
E per chi caga il cazzo perché scrivo troppi articoli sul Maestro: che il vostro asciugamano si buchi, ingrati.
"L'asciugamano, dice, è forse l'oggetto più utile che l'autostoppista galattico possa avere. In parte perché è una cosa pratica - ve lo potete avvolgere attorno perché vi tenga caldo quando vi apprestate ad attraversare i freddi satelliti di Jaglan Beta; potete sdraiarvici sopra quando vi trovate sulle spiagge dalla brillante sabbia di marmo di Santraginus V a inalare gli inebrianti vapori del suo mare; ci potete dormire sotto sul mondo deserto di Kakrafoon, con le sue stelle che splendono rossastre; potete usarlo come vela di una mini-zattera allorché vi accingete a seguire il lento corso del pigro fiume Falena; potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corpo a corpo; potete avvolgervelo intorno alla testa per allontanare i vapori nocivi o per evitare lo sguardo della vorace Bestia Bugblatta di Traal (un animale abominevolmente stupido, che pensa che se voi non lo vedete, nemmeno lui possa vedere voi: è matto da legare, ma molto, molto vorace); inoltre potete usare il vostro asciugamano per fare segnalazioni in caso di emergenza e, se è ancora abbastanza pulito, per asciugarvi, naturalmente.
Ma soprattutto, l'asciugamano ha una immensa utilità psicologica. Per una qualche ragione, se un figo (figo = non-autostoppista) scopre che se un autostoppista ha con sé l'asciugamano, riterrà automaticamente che abbia con sé anche lo spazzolino da denti, la spugnetta per il viso, il sapone, la scatola di biscotti, la borraccia, la bussola, la carta geografica, il gomitolo di spago, lo spray contro le zanzare, l'equipaggiamento da pioggia, la tuta spaziale, ecc. ecc. E quindi il figo molto volentieri si sentirà disposto a prestare all'autostoppista qualunque articolo di quelli menzionati (o una decina di altri non menzionati) che l'autostoppista eventualmente abbia perso. Il figo infatti pensa che un uomo che abbia girato in lungo e in largo per la galassia in autostop, adattandosi a percorrerne i meandri nelle più disagevoli condizioni e a lottare contro terribili ostacoli vincendoli, e che dimostri alla fine di sapere dov'è il suo asciugamano, sia chiaramente un uomo degno di considerazione."
giovedì 16 maggio 2013
Il vento si infrange - Raccolta di sussurri
"DEL MONASTERO O DEL VENTO
Codici di vecchi manoscritti svolazzano come colibrì liberi nell'aria.
Il monaco del freddo odiava i gamberetti, gli scampi, ma non le aragoste.
Le aragoste sono nobili.
Sottane si scontrano alla ricerca della folle via del dolore, verso penitenze e celle. cantate l'inno del dolore, ripetetelo mentre guardate il cielo.
Il vento si infrange sulle nostre ossa.
DEL SOLE O DEL PIANTO
Pareti di ghiaccio spaccano gli occhi di chi osa.
Piange la giornata, piange il sole, piange la Barriera.
DELL'OCEANO O DELLA FUGA
Credevo di essere al sicuro, ma mi hanno trovato.
Credevo l'Oceano fosse infinito: invece è solo vasto.
DELLA FIERA O DEL FURTO
Cantilene si disperdono nella sera. Saltimbanchi e pizze, rotonde e trampoli; ammantati si avvicinarono a me. Provarono con il portafogli, ma mi rubarono il sonno."
Le dicotomie mi hanno sempre affascinato. Separandoci un attimo da questi frammenti di storie, ben più lunghe e ricche di significato, si può vedere un quadro d'insieme che prevede nel raccontare poco il celare grosse parti di ciò che lo scrittore intende.
Per meglio dire: ognuna di queste lacrime di storia ha dei perché dietro, legati a mie esperienze personali, a miei stati d'animo o a mie sensazioni.
"DEL SUSSURRO O DEL PERCHE'
Non so perché ma trovo estremamente liberatorio scrivere sussurri nella notte.
DELLA PORTA O DELLA FALCE
La scorsa notte bussò ancora quella donna. Era la terza volta quella settimana, e iniziai a piangere. Ero rimasto solo io in casa.
DELL'AMORE O DELLA FINE
So che sei là fuori.
So che sei lì dentro.
DELL'OSPITE O DELL'ORRORE
Rallegratevi in casa mia, l'ospite è sacro. Accidenti, deve essersi bloccata la porta..."
Come vedete queste poche righe hanno una potenza mostruosa.
In quanto amante della letteratura apprezzo la potenza dicotomica di questo genere letterario, al quale non saprei dare un nome.
So che non è abbastanza assurdo, per i puristi della mia letteratura. Ad essi sono dedicati i successivi frammenti.
"DEL PINGUINO O DELLA LAVATRICE
Lavami a secco, sono sterile. Aggrappati con forza e lasciati lavare lo smoking, caro.
DEL MATRIMONIO O DELLA FARSA
Il piatto venne lanciato in cielo, e il matrimonio degli spaventapasseri divenne realtà. Nessuno capì che la farsa era appena cominciata, nemmeno quando il testimone tagliò la torta con una forbice di spuma.
DEL VIAGGIO O DELL'ESPLORARE
Santiago è un bel posto, una bella persona e un notevole baobab.
Delle tre, sceglierei la quarta via, quella della laguna: Santiago è un ottimo alligatore."
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